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venerdì 5 Giugno, 2026

La storia di Massimo che alla cooperativa La Romagnola ha avuto una seconda possibilità

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La storia di Massimo che alla cooperativa La Romagnola ha avuto una seconda possibilità

A causa di un’invalidità ha dovuto chiudere la propria attività commerciale. Oggi è assunto a tempo pieno come autista: “Hanno creduto nelle mie qualità e capacità”

La cooperativa sociale La Romagnola di Rimini non si occupa solo di trasporto di persone con disabilità ma è anche una realtà che offre opportunità lavorative a chi, altrimenti, rischierebbe di trovarsi ai margini del mercato del lavoro. Come Massimo, che dopo un’inattesa diagnosi di invalidità ha dovuto chiudere la propria attività commerciale e cercare una nuova occupazione, incontrando numerose difficoltà.

Racconta Massimo: “Quando ho scoperto di avere un problema di salute importante, ho chiuso l’attività che avevo in proprio, un negozio di frutta e verdura, e ho iniziato a cercare altro. Ma per l’invalidità mi sono presto accorto che nella mia condizione era difficile che le persone mi dessero fiducia. Ho fatto qualche lavoro saltuario ma sono stato anche fermo un paio di anni. Ero molto scoraggiato. Poi mia moglie ha mandato il mio curriculum alla Romagnola. Eravamo in piena pandemia. Non ci potevo credere quando mi ha chiamato Valter Bianchi, l’ex presidente della cooperativa. Che mi ha assunto”.

Il primo incarico: 12 ore a settimana come accompagnatore sui mezzi che trasportano gli alunni verso le scuole (La Romagnola svolge anche servizi per Start Romagna, ndr). Le ore diventano 38 quando Massimo inizia a fare anche il lavaggista dei mezzi: tempo pieno, stipendio normale. “Ero rincuorato”. Poi la decisione di prendere il certificato di iscrizione a ruolo di conducente per diventare autista. E, un anno e mezzo fa, il cerchio si chiude quando Rudy Ballabene, l’attuale presidente della cooperativa, lo promuove alla guida dei mezzi della Romagnola.

“Il lavoro mi piace non solo in sé, ma anche perché si creano bellissimi rapporti umani con le persone che trasportiamo: persone che hanno tanto da insegnarci. Alla Romagnola devo solo dire ‘grazie’, perché hanno creduto nelle mie qualità e capacità. Mi sono sentito valorizzato. E se oggi mi sento rinato, lo devo a loro”.

Quella di Massimo è solo l’ultima di tante storie importanti di inserimento lavorativo di persone con disabilità: “Noi siamo sempre alla ricerca di personale da inserire in organico: possibilità ce ne sono sempre, per tutti”, sottolinea Rudy Ballabene, presidente di una cooperativa che vanta quasi il 50% di forza lavoro con disabilità. “La sua vicenda umana e professionale è significativa perché oggi, nonostante ci sia maggiore cultura e si faccia più formazione sul tema, lo sguardo sulle persone con disabilità resta ancora uno sguardo che punta il dito sulla ‘diversità’. Massimo è la dimostrazione del valore della cooperazione sociale di inserimento lavorativo. La persona con disabilità per noi resta in primis una persona che è ancora in grado di esprimere capacità e professionalità. Tutto sta nel trovarle il proprio posto”.

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