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martedì 11 Agosto, 2026

La cooperativa La Formica di Rimini compie 30 anni

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La cooperativa La Formica di Rimini compie 30 anni

La realtà che si occupa di integrazione lavorativa e sociale di persone fragili è nata nel 1996 dal sogno di 9 giovani

La Formica, cooperativa sociale di Rimini specializzata nel dare lavoro alle persone più fragili, compie 30 anni. “Questa cooperativa è nata a metà degli anni ’90 da un gruppo di 9 giovani – racconta il presidente e socio fondatore Pietro Borghini -. Eravamo appena diplomati o laureati, e con la maggior parte avevamo svolto insieme il servizio civile alla Caritas. Finita quell’esperienza, il primo obiettivo che ci eravamo posti era di lavorare a un progetto comune”.

Cosa vi ha spinto a fondare una cooperativa sociale?

“Durante l’esperienza in Caritas avevamo toccato con mano i bisogni delle persone in difficoltà. All’epoca, come oggi, le mancanze principali erano casa e lavoro. Decidemmo di creare una cooperativa che desse un’occupazione a noi stessi e offrisse opportunità lavorative a persone più fragili”.

Perché il nome La Formica?

“Ci piaceva l’idea della formica come simbolo di laboriosità e lavoro per la comunità. Nel logo della cooperativa la formica porta sulle spalle il mondo: era un po’ la nostra utopia, provare a cambiare le cose partendo dal lavoro quotidiano”.

Quali sono state le prime attività?

“Nell’estate del 1996 abbiamo iniziato la raccolta di carta e cartone nel centro di Rimini, grazie a un’opportunità offerta da Confcooperative. L’anno dopo è partita la raccolta degli indumenti usati, che svolgiamo ancora oggi. Poi il magazzino di raccolta e riuso con Caritas e, dal 1999, con l’adesione al Csr, un impegno sempre più strutturato sull’ambiente, oggi il nostro settore principale. Poi negli anni Duemila abbiamo ampliato le attività: gestione dei cimiteri, piccoli lavori stradali, servizi per enti pubblici e multiutility. Il rapporto con il pubblico è sempre stato centrale”.

Che numeri ha oggi La Formica?

“Abbiamo un fatturato annuo di circa 8 milioni di euro. Occupiamo stabilmente 130 persone, a cui si aggiungono circa 60 assunzioni stagionali. Di queste 130: 70 sono socie della cooperativa, il 40% appartiene a categorie svantaggiate e circa il 30% sono migranti”.

Qual è la sfida principale per una realtà come la vostra?

“Trovare ogni giorno un equilibrio tra sostenibilità economica e missione sociale. Stare sul mercato mantenendo al centro la persona. Il mercato è sempre più competitivo e tende a escludere: noi vogliamo continuare a includere”.

Avete progetti per il futuro?

“Ci siamo posti l’obiettivo di sviluppare nuove partnership con il privato e di non dipendere solo da commesse pubbliche. Se possiamo guardare al futuro è grazie a tutti i soci e le persone che in questi anni si sono spesi con dedizione e entusiasmo per questa realtà. C’è un forte senso di responsabilità all’interno dei nostri organi, segno che le cooperative resistono se investono su una leadership diffusa e sul ricambio generazionale”.

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