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martedì 11 Agosto, 2026

La Romagna culla dei workers buyout ed esempio nazionale

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La Romagna culla dei workers buyout ed esempio nazionale

Sul territorio negli ultimi 13 anni sono stati avviati 50 progetti di imprese rigenerate, con oltre 1000 posti di lavoro salvati

A oltre quarant’anni dalla legge Marcora – che salvaguarda l’occupazione sostenendo la nascita e lo sviluppo di società cooperative -, il tema dei workers buyout (wbo) torna al centro del dibattito sul lavoro e sull’impresa. “Le cooperative nate da crisi aziendali o passaggi generazionali stanno vivendo una nuova stagione, caratterizzata da maggiore diffusione e riconoscimento – spiega Pierpaolo Baroni, responsabile nazionale wbo di Confcooperative -. Dopo anni più in sordina, oggi questo strumento sta registrando un interesse crescente in tutto il paese, anche in territori tradizionalmente meno ricettivi”.

Il modello, che consente ai lavoratori di rilevare l’azienda e proseguirne l’attività in forma cooperativa, si sta evolvendo anche in nuove direzioni. “Accanto ai casi legati alla crisi aziendale e al ricambio generazionale si stanno sperimentando percorsi su aziende confiscate alla criminalità organizzata – sottolinea Baroni -, a dimostrazione di come questo strumento possa adattarsi a contesti diversi”.

In questa crescita gioca un ruolo importante la Romagna, culla di cooperazione: “In questo territorio, negli ultimi tredici anni, sono state avviate circa cinquanta casi di wbo, con oltre mille posti di lavoro salvati – aggiunge Baroni -. La creazione di un wbo segue un processo strutturato, sviluppato proprio in Romagna e poi condiviso a livello nazionale, che parte dall’ascolto delle persone. A volte arrivano da situazioni aziendali complesse, segnate da fatica e delusione, oppure si sentono confuse dai cambiamenti che il nuovo corso comporta. Il nostro compito è aiutarle a rileggere la loro esperienza e costruire una nuova visione, su cui poi si innesta il progetto imprenditoriale”.

È un processo che abbraccia la sostenibilità sotto ogni aspetto: sociale, ambientale ed economica. “Cito la parte economica per ultima, perché si concretizza solo se le persone credono davvero nel progetto – chiosa -. Il ruolo di Confcooperative è proprio questo: offrire strumenti, supporto, assistenza e dare una visione, una fiducia che prima non c’era”.

Accanto ai casi di crisi aziendale si moltiplicano anche le esperienze legate al ricambio generazionale. “In questi contesti non si parte da un’emergenza, ma da aziende sane che rischiano di entrare in difficoltà se non si interviene – spiega Baroni -. È un passaggio spesso improvviso per i lavoratori, che si trovano a dover scegliere se diventare soci. Può essere destabilizzante, ma rappresenta anche una grande opportunità. In questo contesto, la finanza cooperativa gioca un ruolo ancora più importante, con strumenti come Fondosviluppo, Cfi Cooperazione Finanza Impresa, Cooperfidi, Assimoco e il sistema delle Bcc”.

Guardando al futuro c’è un’attenzione particolare al territorio di Ferrara: “Riteniamo che possa diventare un laboratorio di buone pratiche da condividere a livello nazionale – conclude Baroni -, anche per il livello consolidato di relazioni che esiste tra le varie associazioni. Le condizioni ci sono, ora serve continuare a lavorare insieme per trasformarle in esperienze concrete, specie per il wbo da ricambio generazionale”.

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