La certificazione per la Parità di genere è entrata in vigore nel 2022, da allora un numero ancora non precisato di imprese hanno scelto, su base volontaria, di intraprendere l’iter per ottenerla. “Riscontriamo un aumento delle imprese certificate – sottolinea Carmelina Fierro, la nuova consigliera per la Parità della Regione Emilia-Romagna, in carica dal 2 aprile 2026 -, un incremento dovuto ai vantaggi che questa certificazione porta: in particolare premialità per chi partecipa a determinati appalti pubblici e punteggi aggiuntivi per l’accesso a finanziamenti e bandi europei. Non disponiamo però ancora dei dati sulle imprese, stiamo sollecitando gli enti nazionali preposti affinché li condividano e venga creato un database completo che ci metta in condizione di monitorare il fenomeno sul territorio”.
Perché è importante il monitoraggio?
“Il tema della parità di genere richiede sinergia. Ci sono tanti enti pubblici e privati che se ne occupano, ma questo sapere non è condiviso e questa mancanza rende più difficile leggere il fenomeno nel suo complesso. Il nostro obiettivo adesso è di mappare queste imprese, conoscerle e metterle in rete, condividendo buone pratiche che sono state messe in campo e stimolando chi non si è ancora certificato a farlo”.
Cos’è cambiato da quando c’è la certificazione?
“Questa domanda va analizzata bene. È cambiato che se una segnalazione di abuso o molestia proviene da un’impresa certificata è più facile per noi intervenire, perché è stato fatto un percorso, perché ci sono persone che si occupano di queste tematiche, procedure e sensibilità già avviate. Questo agevola molto. È cambiato che ci sono più segnalazioni, ma questo non vuol dire che siano aumentati i casi di molestie o discriminazioni sul lavoro, è aumentata la consapevolezza e la forza di reagire: le donne segnalano di più perché hanno una maggiore percezione dei loro diritti”.
Parlando di discriminazioni, quali sono le più note e su cui bisogna ancora lavorare?
“Sicuramente maternità, molestie e aggressioni. Abbiamo riscontrato che ad essere aggredite in azienda sono più le donne, c’è una dinamica di genere anche nell’ambito del conflitto. Per quanto riguarda la maternità le discriminazioni sono varie: il sollecito alle dimissioni in alcuni casi, premialità non concesse, progressioni di carriera interrotte, demansionamenti, ecc. La maternità è ancora vista come un ostacolo”.
Cosa dire della paternità?
“C’è da dire che il tema della cura è ancora appannaggio femminile. L’uomo è ingabbiato e bloccato in uno schema che lo esclude dagli impegni di cura. A proposito di cura, negli ultimi anni sono aumentati i casi di impegni di cura familiari che non riguardano prettamente la maternità, ma genitori anziani o persone con disabilità all’interno della famiglia. Anche qui l’appannaggio è esclusivamente femminile”.
Quali sono le sfide nell’immediato?
“In primis mappare le imprese certificate e metterle in rete per la condivisione delle buone prassi. Altra sfida è allargare gli ambiti di intervento della certificazione partendo dal tema della trasparenza retributiva, anche alla luce della direttiva europea che deve essere recepita entro giugno e che introduce un’analisi concreta delle retribuzioni. Per paragonare i salari, infatti, non verrà preso in esame solo l’inquadramento formale e contrattuale, ma il riconoscimento economico del pari lavoro, cioè si cercherà di capire se c’è uguaglianza di stipendio tra chi fa praticamente le stesse attività ma con contratti diversi. Dovranno essere analizzati in modo dettagliato buste paga, benefit, progressioni e riconoscimenti. Questo potrebbe essere un primo focus su cui concentrarsi e sarebbe ottimale che ogni anno si scegliesse un fattore su cui porre maggiormente l’attenzione. Infine, dobbiamo fare in modo che questa certificazione non sia vista solo come un bollino da prendere, ma venga intesa come un processo in divenire”.




