Essere chiamato a guidare la Confcooperative Cultura Turismo e Sport Emilia-Romagna rappresenta per me, prima ancora che un incarico, una responsabilità che tocca il cuore stesso della nostra società. Lo dico anche alla luce dell’esperienza maturata in Made Officina Creativa – cooperativa nata a Rimini oltre vent’anni fa e sviluppata in contesti internazionali – e del lavoro svolto sul welfare culturale, oggi riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come leva fondamentale per il benessere delle persone e delle comunità.
È proprio a partire da questo percorso che emerge con chiarezza come cultura, turismo e sport non siano semplicemente settori economici, ma ambiti che hanno al centro la persona. È attorno al suo bisogno di senso, di relazione e di benessere che si costruisce il valore autentico delle nostre imprese. Per questo, la Federazione assume un ruolo centrale non solo per Confcooperative, ma per l’intero tessuto sociale.
In un tempo in cui molte certezze vengono meno e spesso sembra prevalere la logica del più forte, è necessario riportare al centro l’umano. Limitare la valutazione delle nostre attività ai soli indicatori economici non è sufficiente a cogliere il desiderio che le genera né ciò che davvero costruiamo: valore umano, relazioni e significato.
Le realtà che operano in questi ambiti nascono quasi sempre da una passione personale che diventa impresa e che, per continuare a vivere, ha bisogno di essere alimentata ogni giorno, soprattutto nella relazione: nel confronto tra imprenditori, nella condivisione delle esperienze e nel lavoro costruito insieme. E questo aspetto, oggi più che mai, non può essere dato per scontato. Accanto alle difficoltà economiche e sociali, viviamo una sfida più profonda, che riguarda il significato del nostro agire.
La cultura non appartiene a uno spazio separato, ma si manifesta nella vita quotidiana, nelle scelte che ciascuno è chiamato a compiere. Quando queste scelte diventano inconsapevoli, non siamo più noi a guidarle: finiamo per aderire automaticamente a logiche dominanti che ci attraversano e ci determinano, svuotando progressivamente la nostra libertà, la nostra responsabilità e il cuore stesso delle nostre imprese.
Proprio per questa centralità della persona, il lavoro della Federazione non può che essere profondamente connesso a quello delle altre Federazioni: collaborare non è una scelta accessoria, ma una necessità. Lavorare insieme significa rafforzare l’intero sistema cooperativo.
Nel turismo, significa promuovere un’esperienza autentica: non consumo di luoghi, ma incontro con una storia, una tradizione, un paesaggio e soprattutto con altre persone. Chi viaggia cerca sempre più la possibilità di ritrovarsi e scoprire ciò che conta davvero.
Nello sport, è necessario recuperare la sua dimensione educativa. Accanto alla competizione, deve rimanere centrale la crescita della persona: la valorizzazione delle capacità di ciascuno, la relazione con gli altri e anche il confronto con il limite, come occasione di consapevolezza.
Nella cultura, infine, occorre superare una visione riduttiva legata al solo intrattenimento. La cultura è esperienza e condivisione, spazio in cui interrogarsi e dialogare. È giudizio sul passato, lettura del presente e capacità di immaginare il futuro.
La cooperazione nasce da questa consapevolezza. Il fare insieme non è uno slogan, ma un metodo che genera sviluppo e significato. Il nostro impegno sarà quello di favorire relazioni, valorizzare esperienze e costruire percorsi condivisi, capaci di unire senso e concretezza.
Otello Cenci
Presidente della Federazione Cultura Turismo Sport
Confcooperative Emilia Romagna




