Integrazione tra i territori, priorità economico-strutturali, organizzazione, confronto con le istituzioni: sono tante le questioni sulle quali ha puntato l’attenzione Confcooperative Romagna-Estense, associazione territoriale che rappresenta 610 cooperative, 43.700 lavoratori e lavoratrici e un fatturato complessivo di 9 miliardi di euro. A sei mesi dall’assemblea che ha integrato in un’unica associazione i territori della Romagna e di Ferrara, il presidente Roberto Savini traccia un primo bilancio di quanto fatto e si concentra sulle priorità economiche e politiche dell’organizzazione.
Presidente, come sono andati questi primi mesi di lavoro di Confcooperative Romagna-Estense?
“Ad oggi siamo in una condizione ideale e questo è merito soprattutto di chi c’era prima di me, di chi ha lavorato per fare sì che ci fossero le condizioni adatte a portare avanti l’integrazione tra i territori romagnolo e ferrarese. Entrambe le Confcooperative erano mature ed efficienti e ci è stata consegnata una macchina già funzionante”.
Qual è stato il primo impegno della nuova organizzazione?
“La priorità assoluta è stata data al contatto con le istituzioni, a tutti i livelli, con l’obiettivo di avviare le relazioni tra i nuovi organi e la nuova direzione territoriale. Allo stesso tempo abbiamo dedicato molte energie al contatto con la base associativa: in questi primi sei mesi abbiamo incontrato più di 100 cooperative e stiamo procedendo con la stessa continuità. Ognuno di questi passaggi è stato fatto con la massima collaborazione del direttore Villani e del segretario Coriaci, che ringrazio per l’affiancamento continuo e costruttivo”.
Il 2026 si è aperto anche con il rinnovo dei coordinamenti territoriali e delle Federazioni regionali e nazionali. A che punto siete?
“Siamo nella fase assembleare che si concluderà in giugno con gli ultimi rinnovi nazionali. Abbiamo dedicato molta attenzione alla composizione degli organi, registrando assemblee partecipate sia a livello territoriale che regionale. La Romagna-Estense è ben rappresentata nelle Federazioni e continueremo a presidiare ogni tavolo. Va fatto un ringraziamento ai rappresentanti delle nostre cooperative per la partecipazione, l’impegno e la presenza costante nell’organizzazione”.
La cooperazione costruisce ogni giorno l’economia sociale di cui tanto si parla oggi in Europa. Questa attenzione politica ha già portato cambiamenti nei fatti?
“Mentre attendiamo che la normativa nazionale riconosca e sostenga chi fa economia sociale, seguendo le linee guida europee, sentiamo su di noi la responsabilità di rappresentare uno strumento che realizza un’economia davvero distributiva e democratica. Un’economia che rispetta le persone e non impoverisce i territori ma li arricchisce. Questa consapevolezza di essere portatori di un modello di valore ci ha reso già più forti e più uniti”.
Affrontiamo le questioni settoriali: quali sono le priorità per l’agroalimentare?
“La priorità assoluta è che la produzione agricola continui a esistere sul territorio. I cambiamenti climatici, la proliferazione di patologie e insetti alieni e l’aumento dei costi di carburanti e fertilizzanti stanno mettendo a rischio la sopravvivenza stessa del settore primario. Chiediamo quindi che burocrazia e vincoli vengano snelliti per fare in modo che la produzione non si fermi”.
Le cooperative di produzione lavoro sono spesso strette tra tutela del lavoro e redditività. Quali sono oggi le priorità?
“Partiamo dal presupposto che queste cooperative rappresentano l’istituto che meglio incarna l’economia sociale e che rende effettivi gli articoli 1 e 45 della nostra Costituzione, realizzando la partecipazione dei lavoratori all’impresa. La priorità è difendere il lavoro sano da quello che non rispetta i contratti nazionali o le normative sulla sicurezza. Tutelare le cooperative dalla concorrenza sleale di aziende che fanno dumping o non versano le imposte. Confcooperative e tutte le nostre associate credono nel lavoro sicuro per tutti, un lavoro che rispetta i diritti e viene equamente retribuito”.
Veniamo alla cooperazione sociale: quali sono i grandi temi?
“Qui il tema centrale è l’aumento dei bisogni dovuto all’invecchiamento della popolazione e ai cambiamenti negli stili di vita e delle famiglie. L’ente pubblico da solo non può più rispondere a tutto ed è arrivato il momento per la cooperazione sociale di mettersi al tavolo della programmazione pubblica per creare insieme, in modo paritario, il welfare del domani”.
Anche l’emergenza casa è un tema ricorrente nel dibattito odierno…
“È un argomento centrale per tutto il Paese. Il sistema pubblico non è più attrezzato per rispondere all’enormità della domanda, ma può aiutare mettendo a disposizione terreni a prezzi equi, immobili inutilizzati o creando politiche incentivanti. Occorre però anche cambiare mentalità e trovare soluzioni innovative: abbiamo già esempi di cooperative e aziende che si organizzano per trovare casa al proprio personale, perché il bisogno abitativo è strettamente connesso alla ricerca di manodopera. Un territorio non è attrattivo se non si può abitare dignitosamente. Non è detto che gli schemi di 20 anni fa siano ancora validi oggi: per fare la differenza ci vuole mente aperta, creatività, programmazione”.
Parliamo ora di comunità energetiche e credito cooperativo.
“Di comunità energetiche in forma cooperativa se ne stanno creando diverse anche nel nostro territorio, ma c’è ampio margine di crescita. Un esempio su tutti: in Spagna le rinnovabili coprono il 100% del fabbisogno giornaliero, in Italia siamo al 50%. Le Cer sono una forma ideale per incentivare fonti rinnovabili puntando sulla prossimità. Confcooperative sta aiutando questi progetti tramite il sistema bancario cooperativo e gli strumenti di finanza agevolata che le sono propri. Le Bcc stesse sono parte integrante dell’economia sociale perché creano ricchezza che resta sul territorio; per questo lavoriamo per il riconoscimento della loro straordinarietà a livello europeo”.
Chiudiamo con il settore culturale, turistico e sportivo.
“È un settore vivo che crea lavoro e benessere. Recentemente abbiamo portato un cooperatore di grande esperienza, Otello Cenci, al vertice della Federazione regionale e ne siamo orgogliosi. Ci sarà molto da lavorare nei prossimi anni e, anche in questo campo, la co-progettazione con l’ente pubblico sarà la chiave decisiva”.




