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martedì 28 Luglio, 2026

Crisi: la risposta ‘distintiva’ delle cooperative

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Crisi: la risposta ‘distintiva’ delle cooperative

L'intervento di Maurizio Gardini, presidente dell'Alleanza delle cooperative agroalimentari nel corso dell'ultima assemblea unitaria

ROMA. “Anche nella contingenza di una fase economica fortemente critica, le cooperative non hanno percorso strade diverse da quella della valorizzazione del territorio e delle produzioni locali, non hanno delocalizzato la produzione ma hanno al contrario continuato ad investire prevalentemente, se non esclusivamente, sul territorio dove si realizzano le attività dei soci”.

“Se fino a qualche anno fa la cooperazione era per molti un modello obsoleto rispetto a forme d’impresa giudicate più moderne, oggi la crisi mette in luce la diversità del modello cooperativo come elemento di valore, poiché proprio nei momenti di maggiore criticità, la cooperazione riesce ad esprimere al meglio le proprie potenzialità ed il proprio valore, dimostrando nei fatti di poter costituire una valida alternativa al modello economico tradizionale, basato sull’impresa di capitali e sul profitto”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Maurizio Gardini nel corso del suo intervento all’Assemblea dal titolo Il modello cooperativo forza distintiva in agricoltura. Un intervento che ha posto l’accento sulla rilevanza economica rappresentata dall’Alleanza: 5.100 cooperative agricole, 720.000 soci produttori, 94.000 addetti, il 56% assunti a tempo indeterminato, per 34,3 miliardi di euro complessivi di fatturato, il 24% del valore della produzione agroalimentare italiana.

Accanto ai numeri, c’è poi il sistema valoriale che rende la cooperazione diversa da altri modelli di impresa. “La nostra è una distintività che si declina in fatti concreti. Il primo dei quali è che le cooperative trasformano e commercializzano materie prime agricole che per l’86% provengono dai soci. Gli approvvigionamenti della cooperazione avvengono in un ambito quasi esclusivamente italiano (71% locale e 26% nazionale) e solo una quota limitata di materia prima (3%) è di provenienza estera e serve per lo più al completamento della gamma per produzioni che non esistono in Italia. In un momento di crisi, quindi, la cooperazione agricola si rileva una risorsa straordinaria per il tessuto produttivo agricolo, per garantire ai soci continuità di collocamento della produzione e sicurezza nei pagamenti”. “A differenza di quanto avviene in altri tipi di imprese – ha proseguito Gardini – anche nella contingenza di una fase economica fortemente critica, le cooperative non hanno percorso strade diverse da quella della valorizzazione del territorio e delle produzioni locali, non hanno delocalizzato la produzione ma hanno al contrario continuato ad investire prevalentemente, se non esclusivamente, sul territorio dove si realizzano le attività dei soci.”.

Infine, e non certo per ultimo in ordine di importanza, anche sotto l’aspetto economico ed in termini di capacità di remunerazione della materia prima conferita, i risultati raggiunti testimoniano in moltissimi settori come le cooperative siano in grado di trasferire ai soci quote importanti di valore aggiunto che in altre situazioni contribuiscono alla formazione dell’utile di impresa.

La distintività del modello cooperativo si concretizza infine sotto l’aspetto della qualità del lavoro che essa riesce ad offrire sia in termini di sicurezza che di regolarità e di rispetto dei contratti di lavoro. “La cooperazione agricola – ha spiegato Gardini – è riuscita in questi anni di grandi difficoltà a alvaguardare livelli occupazionali stabili nel tempo e di qualità nei suoi aspetti normativi. Ciò è stato fatto a volte penalizzando anche i conti economici delle nostre imprese, rinunciando, a differenza di altri, ad approfittare della crisi per effettuare operazioni di ‘ristrutturazione selvaggia’”.

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