Vi siete mai fermati sul ciglio della strada a guardare la gente camminare? Siete mai riusciti a cogliere, in un solo attimo, l’animo delle persone e i loro pensieri? Marco Pesaresi aveva deciso di farlo. Per questo, negli anni 90, era partito dalla sua Torre Pedrera, piccola frazione di Rimini Nord, con una macchina fotografica e un bel po’ di rullini, per vedere e capire il mondo. Aveva lasciato, zaino in spalla, i visi familiari e conosciuti per andare nelle città più caotiche al mondo, piene di gente sempre di corsa, con i visi tirati e tesi, immersa in ritmi di vita alienanti. Una scelta dettata dalla curiosità verso l’animo umano, dalla voglia di scoprire il mondo.
Le opere di Marco sono uno spaccato della realtà e, anche se distanti quasi venticinque anni, riflettono con attualità il nostro mondo. È riuscito a fermare il tempo per consegnarci un’immagine precisa di quella società, con le sue contraddizioni, i suoi contrasti e la sua bellezza. C’è una foto scattata al Rio Grande di Igea Marina, quindi praticamente dietro casa sua: dei ragazzi intenti a ballare ma nessuno incrocia lo sguardo con chi gli sta a fianco. Non si guardano, forse perché troppo presi da loro stessi. Marco invece li guardava, li osservava, li capiva e li immortalava per noi.
“La fotografia me la sono ritrovata addosso”, confessa in un’intervista che si può trovare su YouTube. “Vi amerò per le strade del mondo”: è la frase che più lo descrive, quella che forse gli rende più giustizia. Non chiedeva niente ai suoi soggetti, non voleva le pose, e probabilmente alcuni non hanno mai saputo di essere stati immortalati dalla sua macchina fotografica Minox.
Marco Pesaresi nacque a Rimini nel 1964, frequentò i corsi dello IED a Milano dove iniziò la sua carriera di fotografo, ed entrò nel 1990 a far parte dell’agenzia Contrasto, stabilendosi poi a Rimini dopo anni tra Milano e Roma, viaggiando tra Africa ed Europa. Le sue foto furono pubblicate su testate come Panorama, L’Espresso, Sette, El País, The Independent e The Observer, gli valsero il Premio Linea d’Ombra nel 1994 e lo portarono a esporre ai Rencontres internationales de la photographie d’Arles e al festival Visa pour l’Image di Perpignan. Tra i suoi reportage internazionali nacque Underground, un viaggio nelle metropolitane di dieci città del mondo (da cui sono tratte le foto di questo articolo).
Ma per quanto il mondo lo avesse portato lontano, Rimini rimase sempre il suo punto fermo, il luogo a cui tornare tra un viaggio e l’altro.
Fu proprio qui che scattò il suo lavoro forse più intimo e struggente: un ritratto in bianco e nero della sua città natale, sospeso tra le luci calde delle discoteche estive e la solitudine silenziosa del mare d’inverno. Due anime opposte della stessa terra, raccontate con lo stesso sguardo attento e mai giudicante, uno sguardo curioso e sempre discreto verso il genere umano.
Marco è scomparso nel 2001, a soli 37 anni, ma il suo sguardo ancora vive nell’archivio di oltre 140mila documenti fotografici conservato a Savignano sul Rubicone e in un premio a lui dedicato, che ogni anno continua a scoprire nuovi occhi capaci di raccontare il mondo come faceva lui: senza filtri, senza pose, con verità.




