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martedì 21 Aprile, 2026

Le idee di oggi, il lavoro di domani

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Le idee di oggi, il lavoro di domani

Dal Forum di In Piazza svolto a fine dicembre le riflessioni e le prospettive sull'andamento economico di alcuni rappresentanti delle cooperative del territorio: Stafano Andraghetti, Cesac; Cesare Bagnari, Gruppo Ciclat; Pier Domenico Laghi, Ceff; Giovanni Dallara, Snoopy Casa

L’urgenza di un cambiamento strutturale che punti all’efficienza e alla qualità di prodotti e servizi è ormai avvertito dalle cooperative di tutti i settori che, lasciandosi alle spalle un altro anno non proprio facile, si preparano a mettere mano a processi riorganizzativi e a puntare su creatività, ricerca e qualità: “La crisi che stiamo vivendo da sette anni è una crisi strutturale che, pur con tutti i problemi, crea delle nuove opportunità – sottolinea Stefano Andraghetti, presidente della cooperativa agricola Cesac -. Con la crisi escono dal mercato le imprese marginali e non competitive ma puntando all’innovazione e alla qualità
è possibile affrontare le difficoltà.”

Come stiamo oggi
Se il settore agricolo vive, pur in una situazione di marginalità inferiori, di periodici alti e bassi, lo stesso non si può dire del comparto edile e di tutti i settori legati alle pulizie, logistica  e facchinaggio: “Nel settore delle pulizie i problemi non sono legati alle marginalità, ma ai volumi che hanno subito un’importante contrazione in questi anni – spiega Cesare Bagnari, direttore del consorzio Ciclat -. Nella logistica invece le cose sono ancora più difficili: i volumi sono diminuiti e le tariffe sono inadeguate dal momento che i ricavi sono scarsi e i costi insostenibili. Bisogna intervenire in maniera strutturale per far fronte alle mutate condizioni: anche se l’economia ripartisse le cose non saranno più come prima.” Anche il settore dell’abitazione è stato
il primo a subire gli effetti negativi della crisi economica: “Il mercato fatica a dare risposte perché difficilmente si può programmare l’acquisto della casa quando non si arriva alla terza settimana del mese – interviene a  questo proposito Giovanni Dallara, presidente di Snoopy Casa -. Fortunatamente molte di quelle realtà che negli ultimi 20 anni si erano avvicinate al settore solo per fini speculativi oggi non ci sono più ed è un fattore che può aiutare a far ripartire le imprese sane e innovative.”

Parole d’ordine: qualità e innovazione
Se c’è una cosa che accomuna tutti i settori è la costante e necessaria ricerca di nuovi prodotti e servizi in grado di penetrare il mercato: “Solo le imprese innovative rimangono sul mercato – sottolinea Pier Domenico Laghi, presidente della cooperativa sociale di inserimento lavorativo Ceff Bandini -. Noi stessi dobbiamo tenere il passo con l’innovazione perché sui prodotti di bassa gamma c’è meno margine e il rischio di lavorare in negativo è alto. Nel campo dei servizi (pulizie, giardinaggio etc…) il ragionamento è lo stesso: per mantenere un livello adeguato di remunerazione (e quindi applicare i contratti collettivi e fare una vera politica sociale), occorre offrire la diversità ed essere innovativi e, soprattutto, creativi. E’ un discorso valido anche per i servizi socio-assisenziali perché la finanza pubblica nei prossimi anni sarà ancora più in crisi e noi dovremo cercare di trovare le risposte più adeguate.” “Dalla crisi si esce anche velocizzano processi di aggregazione – continua Andraghetti -. Inoltre bisogna riorganizzarsi per offrire qualità e  differenziazione: il Cesac, lavorando in lotti omogenei di alta qualità e investendo in organizzazione e tecnologia, sta avendo ottime risposte e siamo in controtendenza rispetto ai più. Nel settore dell’ortofrutta credo occorra qualità oltre che aggregazione: dobbiamo attrezzarci per differenziare l’offerta e per non disperdere i prodotti. Le pesche? Credo ci sia una risposta a tutto: forse c’è qualcosa che ancora non abbiamo fatto.” Il discorso organizzazione e qualità resta valido anche nel campo dei servizi ambientali dove Ciclat è leader a livello locale e nazionale: “Questo settore ha continuato ad offrire opportunità di sviluppo e noi abbiamo cavalcato questo momento – spiega Bagnari -. Quando la crisi ha morso in modo pesante solo chi era meglio strutturato e con un po’ di know how alle spalle è riuscito ad emergere e si sono aperte delle opportunità dove prima non c’erano.  Negli ultimi tre anni abbiamo sviluppato molto e il trend è in ascesa.”

Contratti da adeguare
Un punto dolente su sui si sofferma Bagnari è il contratto nazionale che regola il settore dei trasporti e della logistica, che le centrali cooperative si sono rifiutate di firmare nel 2012: “Quel genere di contratto, oggi, non è più sostenibile – sottolinea. La parte relativa ai trasporti potrebbe ancora sostenersi, visto che si parla di persone con una certa professionalità, ma per il facchinaggio assolutamente no: un facchino lo trovi dovunque e a costi anche inferiori. Che senso ha mantenere un contratto del genere e poi chiedere interventi straordinari, ad esempio sulla quattordicesima, per poter stare in piedi? La soluzione – conclude – potrebbe essere quella di andare verso un contratto multiservizi, che risponda a varie esigenze e, eventualmente, dedicato al mondo cooperativo.”

Rapporti con il pubblico
Per le imprese, come quelle sociali, in questi anni è venuto a mancare uno degli interlocutori più importanti, in alcuni casi il solo: l’amministrazione pubblica. “Dobbiamo abbandonare le certezze della convenzione con il pubblico – sottolinea Laghi – e orientarci verso il libero mercato. Ci vuole un cambiamento di mentalità e di impostazione e ci vogliono nuovi servizi. Oggi abbiamo davvero la possibilità di fare la sussidiarietà circolare e quindi avviare un processo virtuoso, dobbiamo però stare attenti a non frammentare il mercato dell’offerta e perdere potenziale.” Di rapporto con la Pubblica Amministrazione ne parla anche Dallara,
che però ne sottolinea le potenzialità: “Abbiamno bisogno di nuove soluzioni per uscire dalla crisi in cui imperversa il nostro settore – commenta- e una potrebbe essere la ripresa di attività svolte per le amministrazioni  pubbliche nell’ambito dell’edilizia sociale, oggi una risposta concreta a molte richieste da parte dei cittadini.”

Le richieste alla nuova Giunta regionale
Giovanni Dallara, Snoopy Casa: “Il nostro settore ha bisogno di elasticità e semplificazione. Alcuni meccanismi vanno adeguati ai tempi che corrono: per esempio noi, lavorando nel sociale, riceviamo finanziamenti dalla Regione, che però chiede una fidejussione a fronte del contributo da erogare. Il problema è che oggi, vista la crisi del settore, assicurazioni e istituti creditizi difficilmente elargiscono fidejussioni. Quindi, ciò che chiediamo, sono strumenti nuovi per poter ovviare a questo genere di problemi.” Pier Domenico Laghi, Ceff Bandini: “Alla nuova Giunta chiediamo sostanzialmente due cose: la prima è che di concerto con il Governo nazionale si vadano a rivisitare gli strumenti legati ai tirocini e al passaggio dei disabili dalla formazione all’ingresso nel mondo del lavoro; la seconda cosa, invece, è la richiesta di andare  a scoprire nelle singole realtà quello che c’è di nuovo e innovativo e portarlo in tavoli di discussione al fine di creare un nuovo sistema, partecipato da tutti, ma governato in maniera unitaria dalla Regione.” Cesare Bagnari, Ciclat: “Innanzitutto chiediamo chiarezza sul futuro dei servizi ambientali visto che sul settore regna l’ambiguità da diversi anni. In secondo luogo la Regione potrebbe migliorare l’efficacia di Intercent ER, che in alcuni casi ha dato buoni risultati comportando un risparmio per la Pubblica amministrazione, in altri sembra ancora poco chiaro, ad esempio nelle attività del mondo delle pulizie e dell’ambiente. Stefano Andraghetti, Cesac: “Abbiamo bisogno di persone tecniche capaci di ascoltare, di stimolare la partecipazione, di tenere vivi i rapporti con il territorio e rispondere con tempestività alle richieste dei settori rappresentati. Dal nuovo assessore alla politiche agricole mi aspetto un sostegno all’aggregazione dell’offerta, una promozione al dialogo tra le associazioni dei produttori a livello europeo e un sostegno finanziario per le aziende agricole.”

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