Punti di forza, debolezze, opportunità e progetti futuri: sono queste le tematiche sollevate all’interno del forum di In Piazza dedicato al Porto di Ravenna che si è svolto nelle scorse settimane nella sede di Confcooperative Ravenna. L’approfondimento, organizzato con l’obiettivo di porre a confronto il mondo cooperativo locale con una realtà in evoluzione come quella portuale, ha visto la partecipazione del presidente dell’Autorità portuale di Ravenna Galliano Di Marco, del vicepresidente della Provincia Gianni Bessi, del presidente di Agrintesa Raffaele Drei, del presidente del
Ciclat Gianfranco Bessi e del presidente della cooperativa Impronte Antonio Lazzari.
Il Porto di Ravenna: il 5° in Europa per le merci sfuse
Lo scalo ravennate, specializzato nella movimentazione di rinfuse solide e liquide, sta lavorando da molti mesi per rafforzare la propria competitività che già oggi lo colloca al 5° posto in Europa per le merci sfuse: “Tra i nostri punti di forza – spiega Galliano Di Marco – ci sono lo strategico posizionamento geografico e l’abbondante disponibilità di aree per la logistica che ci rendono molto competitivi nella capacità di accoglienza. Il nostro problema endemico sono invece i fondali.”
Giugno 2014: i lavori di approfondimento
Il “progettone” che, entro il 2018, dovrebbe portare i fondali del Porto di Ravenna a quota -13,5 m e, in 15 anni, al raddoppio della capacità dello scalo è ai blocchi di partenza: “Il progetto complessivo è in due fasi per un investimento di 583 milioni di euro – sottolinea Di Marco -: la prima fase, in due stralci, dovrebbe partire a giugno 2014 e concludersi nel 2018 (con una fruibilità parziale già da fine 2016). Questa fase dovrebbe portare i fondali a quota -13.5/-14 m: l’investimento è di 140 milioni di euro, di cui 80 messi a disposizione dall’Autorità portuale e 60 dal Cipe. La delibera è stata trasmessa alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità ed è in attesa di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.”
La seconda fase prevede invece di portare la profondità a 15 m ma l’investimento non è ancora coperto: “Le fasi 3 e 4 sono comunque state presentate al Cipe – spiega Di Marco -. Per parte nostra ci poniamo come obiettivo quello di riuscire ad anticipare presto almeno 140 milioni. Nel frattempo lavoreremo anche per rafforzare i canali di logistica.”
Movimentazioni: l’agroalimentare del territorio non utilizza Ravenna
Nonostante l’adiacenza molte aziende agroalimentari romagnole non scelgono lo scalo bizantino per le esportazioni: “Devo sottolineare – prosegue Di Marco – che in generale solo il 10% delle merci che movimentiamo è destinata alle esportazioni.” “Per quanto ci riguarda – spiega il presidente di Agrintesa – i nostri prodotti vengono smistati dai porti di Rotterdam, Anversa, Savona, Livorno e Vado Ligure. Con quello di Ravenna non abbiamo quasi mai lavorato. I porti che ho elencato hanno acquisito una specializzazione maggiore sul prodotto ortofrutticolo fresco e, dal momento che riescono a lavorare con grossi volumi, attirano più facilmente gli operatori.”
Il futuro: collaborazione tra porto e settore agroalimentare?
La questione dell’utilizzo dello scalo ravennate per le esportazioni di produzioni ortofrutticole dipende da questioni di carattere economico e organizzativo: “Su questo segmento di business comunque le rotte le fanno gli operatori e il mercato – mette in luce il vicepresidente della Provincia Bessi -. Ciò che conta è capire se Ravenna può diventare interessante su questo fronte.” “Agrintesa esporta grandi quantitativi di merci e il nostro auspicio è quello di crescere ancora – continua Drei -. Ovviamente da soli non possiamo sostenere una rotta per questioni di volumi e stagionalità ma sono auspicabili future collaborazioni con il Porto, soprattutto per le rotte verso Sud America e Paesi asiatici.”
Green Port: verso un porto sostenibile
Provincia di Ravenna e Autorità portuale stanno lavorando in sinergia ad un progetto che faccia di quello ravennate un esempio di Green Port: “Il progetto – spiega Gianni Bessi – è partito a febbraio 2012 e da allora sono state fatte diverse azioni in collaborazione con imprese del territorio, fra le quali Impronte di Ravenna. I capisaldi su cui si basa l’intero piano di azione sono in particolare 4: il graduale utilizzo delle potenzialità eoliche; lo sviluppo degli impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici e privati; l’installazione di colonnine per la ricarica elettrica dei veicoli pubblici e privati collegati a parcheggi fotovoltaici; la realizzazione con gli Enti competenti di una rete energetica intelligente, che combini la produzione energetica da fonti tradizionali e da fonti rinnovabili.”
L’eolico nel Porto di Ravenna
Sono già presenti due impianti di mini eolico all’interno dell’area portuale. Il secondo, quello di Porto Corsini, verrà inaugurato il 28 giugno in un convegno (ore 9 Sala Congressi Autorità portuale di Ravenna). “Gli impianti eolici del Porto di Ravenna – spiega Antonio Lazzari, presidente di Impronte – sono stati realizzati all’interno del progetto europeo Powered, finalizzato allo sviluppo dell’energia eolica in tutti i Paesi che si affacciano sull’Adriatico. Durante il convegno del 28 giugno si cercherà di valutarne le potenzialità e le prospettive. Come diceva Bessi, il progetto Green Port
ha però anche altri punti nodali, è un progetto a 360° sul quale stiamo lavorando cercando di trovare soluzioni ottimali per fare dello scalo ravennate un esempio di porto sostenibile.”
La questione sicurezza
Quando si parla di porto spesso si parla anche di sicurezza: “La sicurezza è uno dei temi legati al Porto di Ravenna – afferma Gianfranco Bessi, presidente del Ciclat -. Un problema che non riguarda solo la legalità delle gare d’appalto e delle imprese che eseguono e commissionano i lavori, ma anche le modalità di accesso all’area. Per quanto riguarda quest’ultimo punto il problema sta nelle grandi dimensioni dell’area, lunga 12 km e quindi difficile da presidiare adeguatamente in tutti i varchi di entrata e di uscita non garantendo così dei controlli ottimali.” “Il Porto di Ravenna – sottolinea il vicepresidente della Provincia – sta lavorando ad un protocollo che faccia dell’area un luogo sicuro. Ma è anche una questione di reciprocità: le regole che si decidono in materia di sicurezza devono essere rispettate da tutti i porti, altrimenti rischiano di diventare un handicap alla crescita e alla competitività dello scalo.”
Strategie per un porto competitivo
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FORUM IN PIAZZA Porto di Ravenna: risorse, limiti, opportunità. Incontro con i principali attori dello scalo bizantino




