Transizione ecologica, rivoluzione digitale, crisi demografica e nuove sfide del lavoro: il mondo sta cambiando rapidamente, e la cooperazione è chiamata a offrire risposte che uniscano sostenibilità, benessere e sviluppo. È il focus dell’intervento che l’economista Leonardo Becchetti ha tenuto durante l’assemblea di fusione che ha dato vita a Confcooperative Romagna-Estense, sottolineando la capacità della cooperazione di generare valore partendo dalle relazioni e dalla fiducia reciproca.
“Oggi sul pianeta siamo più di 8 miliardi con un’aspettativa di vita media pari a 83 anni: qualcosa di impensabile in passato – ha evidenziato Becchetti -. La rivoluzione industriale che ci ha portato a questo punto si basava su principi di produttività ed efficienza: fare di più in meno tempo. Oggi dobbiamo cambiare questa mentalità: da estrai, produci e distruggi a ricicla e rimetti in circolo. L’Italia è tra i leader europei nella creazione di materia seconda, grazie a una tradizione di innovazione nata dalla scarsità di risorse”.
I problemi sono importanti, a cominciare dall’emergenza climatica, ma dai dati trapela un certo ottimismo: “Nell’ultimo anno, il 94% della nuova energia immessa nel mondo proviene da fonti rinnovabili – ha illustrato Becchietti -. Oggi il modo più economico di produrre energia è attraverso le rinnovabili”. Qui l’Italia invece va lenta e deve accelerare, perché la dipendenza energetica fa lievitare i costi per imprese e famiglie. “Una partita interessante in questo campo è quella delle comunità energetiche, da sviluppare in forma cooperativa. Andrebbero sostenute con incentivi reali, come gli sconti immediati in bolletta” ha aggiunto.
Un altro grande tema è la rivoluzione demografica: “L’Italia è fanalino di coda in Europa per la natalità. Nei prossimi tre anni, per ogni 10 lavoratori che andranno in pensione ci saranno solo 3 giovani pronti a sostituirli. Non c’è scarsità di lavoro, ma di lavoratori. E visto che siamo in concorrenza con paesi che hanno costi del lavoro più bassi dei nostri, le imprese per risultare attrattive devono guardare ad altri modelli, più attenti al benessere e al welfare”.
È questo il passaggio dall’intelligenza economica a quella generativa, che trasforma la cura e la relazione in crescita. Secondo Becchetti “è uno scambio di doni: le sperimentazioni di settimana corta o aumento dei salari spesso portano a un calo dell’assenteismo e a una crescita di produttività. Chiaro che non è semplice: bisogna affidarsi. E infatti essere meritevoli di fiducia è una chiave del successo della cooperazione, che può mettere in campo una grande biodiversità: penso alle cooperative sociali, alle cooperative di comunità, al credito cooperativo, ai Wbo”.
Le imprese non possono più puntare a massimizzare solo il profitto, dunque, ma devono guardare all’impatto ambientale e sociale, perché “le persone, quando sono più felici, creano più valore”.




