Quello che era l’indirizzo e la politica del CSR, un naturale sbocco della propria attività lavorativa, è diventato realtà con l’ingresso delle nuove cooperative: San Vitale (Ravenna); Comil (Marradi), La Pieve (Ravenna), Progetto Ambiente (Fiorenzuola), CEFF Servizi (Faenza), Primabi (Faenza), Il Pino (Alfonsine), CIALS (Lugo).
9 nuove cooperative entrano nel consorzio sociale romagnolo
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9 nuove cooperative entrano nel consorzio sociale romagnolo
“Romagnolo” di nome e di fatto: il Consorzio Sociale, realtà storica della provincia riminese, si apre definitivamente all'Area Vasta della Romagna con l'ingresso di 9 nuove cooperative di cui 8 della provincia di Ravenna.
Il CSR da tempo si confrontava con un mercato del lavoro in continuo cambiamento, non solo nella tipologia degli appalti, ma anche in termini di ‘territorio’. Tanti i motivi che hanno spinto realtà importanti come Hera e Ausl o gli stessi Comuni a riorganizzarsi in un’ottica di Area Vasta: logistici ed economici, in primis, riorganizzazioni che imponevano strategie di territorio.
Con queste motivazioni è iniziato un percorso che Confcooperative e Legacoop hanno accompagnato e sostenuto fin dai primi passi, ampliamento dei confini territoriali che in realtà, grazie a diversi appalti sovraterritoriali, era già comunque stato varcato.
L’adesione di queste nuove cooperative al CSR è infatti frutto di un percorso attivato sulle tre province che ha coinvolto, in un gruppo di lavoro, gran parte delle cooperative di tipo B dei territori (Ravenna, Forli-Cesena e Rimini).
Oggi con l’ingresso di nuove cooperative, e con la precisa intenzione di spingersi con ancor maggior determinazione in Area Vasta Romagna, il CSR si propone con più forza come un soggetto rappresentativo della cooperazione sociale a livello sub regionale e non più solo provinciale.
La logica e la realtà dell’Area Vasta Romagna pone alla cooperazione sociale delle domande importanti, a cui dare risposta. Cosa significa andare oltre il proprio ambito territoriale? Certamente ampliare le commesse lavorative, i fatturati ed i clienti; garantire sempre maggiori professionalità, data anche dagli innumerevoli sacrifici e sforzi che la cooperazione sociale ha fatto negli ultimi anni per poter rispondere positivamente a bandi, gare, appalti sempre più qualificanti e complessi; imparare a gestire la complessità, continuando a fornire servizi a prezzi di mercato e con la massima soddisfazione dei partner, pubblici e privati. Il tutto sempre con l’obiettivo principale ed il focus sull’inserimento di lavoratori svantaggiati che ad oggi sono oltre il 40% del personale impiegato.
La cooperazione sociale, storicamente, nasce sul territorio per dare risposte al territorio che l’ha espressa: risposte utili alla realizzazione di un welfare sociale, un’economia capace di accogliere lo svantaggio di una persona, trasformandolo in un “vantaggio sociale” per la collettività; cosi il progetto “CSR d’Area Vasta” prende quindi forma e si struttura.




