La cooperazione è una forma di impresa “diversamente competitiva”, chiamata a rispondere alle sfide dei mercati senza per questo venire meno ai propri valori di mutualità, solidarietà e democraticità. È questa, in estrema sintesi, la risposta alla domanda “Competenze per cooperare o per competere?” che ha dato il titolo all’evento dei Giovani Imprenditori di Confcooperative Emilia Romagna, tenutosi lunedì 27 novembre alla T-Station Academy di Forlì.
Nel corso del dibattito, moderato dal vicepresidente regionale dei Giovani di Confcooperative Eduardo Raia, il rapporto tra competenze e cooperazione è stato affrontato sotto diversi punti di vista. A Maurizia Squarzi, presidente della cooperativa sociale forlivese CavaRei, il compito di raccontare la partnership con l’azienda di sicurezza informatica e servizi digitali Gencom, che ha portato anche alla nascita dell’impresa sociale T-Station e ad una vera e propria contaminazione tra cooperazione e mondo profit. “Per noi cooperare significa tessere relazioni superando gli schemi – ha detto Squarzi – proprio come abbiamo fatto con Gencom. Così abbiamo capito come per una cooperativa sociale come la nostra la competizione si giochi in gran parte sulla capacità di trasmettere il nostro valore che tiene insieme inclusione e solidarietà con professionalità e capacità di fornire risposte ai bisogni che intercettiamo”. Dal canto suo, Davide Fiumi (ceo di Gencom) ha sottolineato come tra le ragioni alla base della partnership con CavaRei ci sia anche la necessità di trasmettere valore e senso sullo scopo del proprio lavoro alle persone che lavorano in azienda.
“Ad un imprenditore interessa innanzitutto il benessere della propria azienda, e questo dipende dal benessere delle persone che ci lavorano – ha spiegato Fiumi -. Questo benessere non si crea solamente con il rapporto contrattuale, ma anche con la consapevolezza di appartenere ad una realtà che investe nel territorio, sostiene e partecipa ad opere sociali che contribuiscono a migliorare la vita della propria comunità”. Infine, a spiegare che occorre “uscire dalla dicotomia tra competere e cooperare” è stato il direttore di Aiccon Paolo Venturi, convinto che “oggi cooperare non significa farlo solo con quelli della propria specie e come ultimo vagone, ma aprire i propri orizzonti e porsi come motrice di sviluppo e innovazione anche nel rapporto con altri soggetti. La cooperazione – ha concluso Venturi – è un meccanismo moderno e diversamente competitivo, che consente di produrre beni ed erogare servizi in una maniera differente che mette davvero al centro la persona in tutti i suoi bisogni”.




