Agrintesa sta affrontando in questi mesi il proprio picco produttivo, con la campagna estiva praticamente conclusa e con l’apertura ai conferimenti autunnali. “Nei mesi di settembre e ottobre vanno in raccolta la maggior parte delle produzioni dei nostri soci, con un impegno importante soprattutto sul kiwi verde e giallo che, insieme, rappresentano una parte rilevante del catasto frutticolo di Agrintesa – sottolinea il presidente Aristide Castellari -. Le aspettative per la campagna autunnale sono buone, sia in termini di quantità che di mercato. È chiaro che dipenderanno, come sempre, dall’andamento climatico che per ora è stato favorevole alle colture autunnali”.
Una buona estate
La campagna estiva, nonostante alcuni cali produttivi, è ritenuta complessivamente buona dalla cooperativa con sede a Faenza. “Siamo soddisfatti dell’andamento – prosegue Castellari -. Pesche e nettarine, anche grazie al traino delle nettarine Ondine, sono andate molto bene. Buoni risultati anche da albicocche e susine che, pur avendo risentito maggiormente dei cali produttivi, hanno avuto un mercato positivo. Molto bene per fragole e ciliegie. I prezzi sono rimasti sempre interessanti e il mercato ha risposto bene anche grazie ai cali produttivi registrati in altre zone d’Europa, prima tra tutti la Spagna”.
A regime la fusione con Ortolani-Cofri
Durante l’estate si è anche concluso l’iter di fusione per incorporazione della cooperativa Ortolani-Cofri in Agrintesa, avviato lo scorso inverno e ora pienamente operativo. Un intervento che ha permesso di integrare la base sociale della cooperativa imolese in Agrintesa. “Ortolani-Cofri è da sempre un esempio di sana cooperazione sul territorio – sottolinea il presidente di Agrintesa -. Sebbene con questa fusione si sia chiusa una parte importante della storia della cooperativa, che era stata fondata nel 1893 ed era per questo la più antica cooperativa agroalimentare d’Italia, la storia di Ortolani-Cofri non viene azzerata ma confluisce in quella di Agrintesa”.
Il progetto di fusione è stato proposto ai soci di Ortolani-Cofri dagli stessi amministratori che, visti i cali produttivi registrati negli ultimi 5 anni, hanno creduto di poter offrire maggiori opportunità ai soci per continuare a produrre sul territorio grazie all’integrazione in una struttura più grande e organizzata.
La vendemmia in corso
La raccolta delle uve precoci è iniziata a metà agosto e sta proseguendo con tutte le varietà. Le stime di Agrintesa, ad oggi, prevedono una piena produzione con 1,7 milioni di quintali di uva conferita. Le aspettative sulla qualità sono buone ma dipendono, come sempre, dall’andamento della stagione. “Per quanto riguarda le varietà, l’85% della nostra produzione è uva a bacca bianca, prevalentemente trebbiano adatto al consumo quotidiano e alla spumantizzazione, mentre il 15% a bacca rossa. Questo sbilanciamento – spiega Castellari – ha fatto sì che Agrintesa stia risentendo meno del calo dei consumi di vino rosso che, invece, ha colpito le cantine di tutta Italia”.
La questione della riduzione degli ettari
Il calo dei consumi di vino rosso ha infatti portato diverse cantine del nostro paese a segnalare giacenze di vino invenduto e, come racconta lo stesso Castellari, “a puntare il dito sulle produzioni emiliano-romagnole notoriamente orientate ai grandi quantitativi. Secondo questi produttori, spesso di vini anche blasonati, la grande produzione della nostra regione sarebbe una concausa di questo invenduto. Proprio in queste settimane è stata inoltrata richiesta al governo di ridurre ulteriormente le rese produttive del nostro territorio”.
Già 5 anni fa fu emesso un decreto che abbassò le rese massime dei vigneti da 500 a 400 quintali per ettaro, comportando per Agrintesa un sacrificio del 20% del proprio potenziale. “Nonostante questa iniziativa il problema non è stato risolto e noi siamo fermamente contrari a un’ulteriore riduzione che comprometterebbe il reddito delle aziende agricole senza risolvere il problema. La questione riguarda soprattutto il vino rosso di pregio che ha un mercato totalmente diverso dal nostro che, invece, è prevalentemente bianco e orientato a un consumo daily. Se abbassiamo le rese in Italia saranno poi altri paesi produttori, la Spagna in primis, ad accaparrarsi le quote di mercato liberate e non i produttori italiani di vino rosso”.




