“La patata a Bologna: alimento e benessere da 200 anni” è il tema del convegno in programma sabato 6 maggio a Imola presso la sala convegni dell’Istituto Scarabelli (ore 10 in via Ascari, 15) che la cooperativa Cesac di Conselice organizza per ricordare il duecentesimo anno della lettera del vescovo di Bologna ai parroci per incentivare la semina delle patate. “Abbiamo scelto di celebrare questa ricorrenza – spiega Luca Lazzarini di Cesac (nel tondo) – perché la coltivazione della patata, insieme a quella della cipolla, è diventata oggi la produzione orticola più rappresentativa delle pianure che si estendono tra le province di Bologna, Ferrara e Ravenna, territorio in cui opera su diversi fronti la cooperativa Cesac”.
Quali furono i motivi che spinsero l’allora vescovo di Bologna a scrivere quella lettera?
“A quel tempo le popolazioni rurali di questi territori erano spesso afflitti da povertà e carestie e soffrivano la fame. La patata è una fonte di carboidrati importante ed è inoltre ricca di vitamina C, potassio e vitamina B5 ed è una grossa alleata per il transito intestinale. Già allora queste proprietà organolettiche le erano riconosciute e quindi se ne incentivava la coltivazione al fine di combattere la fame”.
Come viene prodotta la patata oggi nei nostri territori?
“Da qualche anno si sta mettendo in forte discussione quanto fatto nei decenni passati, caratterizzati da una produzione che mirava principalmente alla quantità e alla standardizzazione dei prodotti. Oggi l’obiettivo sono la qualità e la diversificazione. Abbiamo a disposizione tantissime varietà di patate ognuna legata a particolari caratteristiche chimico fisiche del terreno in cui viene coltivata, alle differenti tecniche di coltivazione e agli ingredienti che la compongono. C’è inoltre molta attenzione verso il rispetto dell’ambiente e la salubrità del prodotto, basti pensare che le coltivazioni biologiche mostrano un trend di crescita costante che nel 2016 ha toccato il 20% rispetto all’anno precedente”.
A cosa è dovuta questa inversione di rotta?
“In primis alle scelte del consumatore moderno, sempre più attento e cosciente nell’acquistare prodotti sani e coltivati nel rispetto dell’ambiente. In secondo luogo gli ultimi risultati scientifici che hanno dimostrato come la salute umana sia strettamente legata alle buone pratiche agricole. La drastica riduzione dei microrganismi ‘buoni’ presenti nei terreni dovuta all’eccessivo utilizzo di fertilizzanti chimici in agricoltura ha messo in crisi sia il sistema agricolo (inaridendo i terreni) che l’ambiente e la salute dei consumatori. La programmazione futura della nostra agricoltura deve necessariamente riflettere su questo. Le produzioni nostrane non devono più distinguersi per caratteristiche quantitative, bensì per eccellenti proprietà qualitative. Qualità, diversificazione sono la soluzione per distinguerci dalle politiche di omologazione e standardizzazione dei prodotti alimentari”.
Venendo alla campagna delle patate appena terminata cosa ci può dire?
“Con il mese di aprile è terminata anche la fase di commercializzazione del prodotto entrato in cooperativa nel 2016. Nonostante gli elevati quantitativi, in alcuni casi anche doppi rispetto alle rese degli anni precedenti, siamo riusciti a conservare e commercializzare tutto il prodotto”.
E sulle cipolle?
“Anche per le cipolle la commercializzazione sta volgendo al termine. Siamo andati in esaurimento con le bianche e le rosse e al momento abbiamo ancora una parte di cipolle dorate che si sta conservando in maniera corretta e che pensiamo di piazzare interamente sul mercato”.
La patata a Bologna: da 200 anni fonte di benessere sulle nostre vite
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La patata a Bologna: da 200 anni fonte di benessere sulle nostre vite
Se ne parla in un convegno in programma sabato 6 maggio alle ore 10 presso l'Istituto Scarabelli di Imola




