Con 2150 soci la cooperativa Propar di Ravenna è una delle realtà più influenti nel settore della gestione di colture orticole da industria. Attiva anche nella produzione sementiera e cerealicola, la cooperativa si è trovata in questi ultimi anni ad affrontare numerose difficoltà legate all’andamento stagionale, difficoltà confermate anche nel 2025 che si è appena concluso. Ne parla il direttore Remo Magnani.
Partiamo dal bilancio del 2025. Nonostante un aumento di superficie – 600 ettari in più, di cui 300 a biologico – l’andamento stagionale ha creato non pochi problemi. Qual è il quadro generale?
“L’andamento stagionale è stato condizionato dalle abbondanti piogge iniziate nell’autunno del 2024. Le aziende hanno faticato a preparare i terreni, che sono stati lavorati con il bagnato. Le piogge sono continuate intensamente fino a maggio. Successivamente, la seconda metà di giugno è stata segnata da temperature sopra la media, fino a 38°. Questo binomio ha influito negativamente sui primi raccolti: le produzioni sono state inferiori rispetto alla norma”.
Ci sono state colture più colpite di altre?
“Praticamente tutte le colture hanno subito una riduzione, dal pomodoro alle patate fino alle sementi. Fortunatamente, per i secondi raccolti a semina estiva, l’andamento è stato decisamente più regolare, con temperature nella norma, portandoci a risultati più attinenti alla media”.
E come ha reagito il settore?
“A livello economico, la situazione è stata mitigata dall’intervento di industrie e ditte sementiere, che hanno riconosciuto le difficoltà, migliorando le condizioni economiche iniziali. Questo è frutto di un rapporto costruito negli anni e al quale le stesse industrie intendono dare continuità. Poi occorre ricordare che oggi i nostri soci sono anche molto più attenti alla gestione del rischio, quindi le coperture assicurative andranno a integrare parte di quanto la stagione ha compromesso”.
E per quanto riguarda i costi?
“Purtroppo i costi agricoli continuano ad aumentare inesorabilmente: ogni anno stimiamo un incremento del 4-5% su voci come sementi e mezzi tecnici”.
Guardando ai dati complessivi, quali sono state le variazioni più significative nelle superfici?
“Abbiamo avuto un incremento importante sul pomodoro con 350 ettari in più che corrispondono a circa il 10% di aumento sull’anno precedente. Questo è stato motivato dall’aumento della richiesta di prodotto da parte delle industrie. Abbiamo registrato anche un aumento del mais ceroso destinato al biogas, mentre si è registrata una riduzione delle sementi minute a causa di una minore domanda di mercato”.
Passiamo alle previsioni per il 2026. Quali sono le aspettative e le strategie per la nuova annata?
“Questo autunno la stagione è partita in modo più normale: la preparazione dei terreni è stata fatta nelle condizioni migliori, il che ci fa ben sperare in una ripresa della normalità produttiva. Sul fronte delle colture da seme, prevediamo un aumento delle superfici richieste per la barbabietola e la medica, entrambe con produzioni basse negli ultimi due anni. Nelle colture orticole, notiamo una ripresa della domanda di produzioni biologiche, con maggiore interesse per pomodoro, piselli, fagiolino, ma anche soia e cereali bio”.
E per quanto riguarda il pomodoro?
“Per quanto riguarda il pomodoro convenzionale, il nostro compito sarà quello di bilanciare attentamente le produzioni in funzione delle richieste industriali. C’è molta richiesta di semina da parte degli agricoltori, ma dobbiamo governare l’offerta: sbilanciare la produzione rispetto alla domanda potrebbe portare effetti negativi su tutto il comparto. Per questo, monitoreremo attentamente le superfici”.




