«Ampia, bassa, a tetto nella tribuna, la chiesa occupava in largo quasi intera la piazza Bufalini, l’interno era ad una sola nave con abside poligonale e la luce che filtrava dalle finestre acute doveva, nella vastità dell’ambiente, diffondere appena un malinconico chiarore.»
Questa è la descrizione che l’ingegnere e architetto Amilcare Zavatti dà della Chiesa di San Francesco a Cesena. Se non la conoscete non è così strano: è stata abbattuta nel 1842 per ricavare la piazza che dal 1883 è dedicata a Maurizio Bufalini, accanto alla Biblioteca Malatestiana. Della chiesa sopravvivono soltanto l’abside e le testate laterali con due monofore, inglobate nell’odierna Casa Bufalini.
Le testimonianze più antiche della chiesa risalgono al 1250, quando era ancora in costruzione assieme al convento adiacente. Verrà poi consacrata nel 1290, ampliata nel 1368 e ristrutturata nel 1758. Tuttavia, dall’invasione napoleonica fino alla soppressione della comunità religiosa francescana, la chiesa venne progressivamente depredata dai discendenti delle famiglie nobili cesenati: gli eredi dei Masini avanzarono pretese sul pulpito di marmo (eretto nel 1599 su disegno di Francesco Masini), i Ghini, eredi degli Albizzi, rivendicarono il quadro di Santa Margherita da Cortona, del Guercino, mentre l’altare sul quale era esposto il dipinto andò alla chiesa del Suffragio, dove si trova tuttora. Nell’800 la chiesa, ormai in rovina, era utilizzata come stalla e fienile, mentre il convento era diventato la sede dei Carabinieri pontifici. Nel marzo del 1837 iniziarono i lavori di costruzione delle nuove scuole pubbliche e di demolizione del complesso, che vennero completati cinque anni più tardi con l’abbattimento della Chiesa di San Francesco o di quel che ne restava. Come consuetudine a quei tempi, il materiale derivato dalla demolizione fu riutilizzato per costruire altri edifici, uno in particolare: l’attuale teatro Bonci.
Davanti alla grande Chiesa di San Francesco c’erano poi un’altra chiesetta e un cimitero, chiamati entrambi “della Crocetta” e gestiti dalla Compagnia della Santa Croce. Era questa una confraternita cesenate dedita all’assistenza dei condannati a morte: dava loro conforto da vivi, poi, dopo le esecuzioni, curava le esequie dei defunti, che venivano seppelliti proprio nel cimitero della Crocetta.
Anche questo cimitero e la vicina chiesetta sono oggi scomparsi: vennero prima adibiti a parcheggio e a officina di riparazione delle carrozze, quindi distrutti nell’800 per far spazio a scuole pubbliche e allargamenti stradali.
L’attuale via Montalti occupa parte dell’area di sepoltura, difatti, nel 1999, durante dei lavori di interramento delle tubature del gas, gli scavi riportarono alla luce diversi scheletri con il teschio staccato dalla colonna vertebrale e appoggiato tra le ginocchia, com’era uso fare per i condannati a morte.
La Chiesa di San Francesco conteneva anche tombe ben più famose, tra cui il Sepolcro di Novello Malatesta, Signore di Cesena dal 1433 al 1465. Domenico, detto Novello, fu anche il fondatore della famosa Biblioteca Malatestiana, unica sopravvissuta di tutto il complesso francescano, e volle un luogo di sepoltura più umile del fratello Sigismondo (il quale si fece costruire appositamente il Tempio Malatestiano a Rimini), dentro alla chiesa a cui era legato.
Quasi quattro secoli dopo, nel 1811 si decise di spostare la tomba di Novello, ma ci si accorse che era vuota. Si ipotizzò che le spoglie del signore della città fossero andate disperse durante i lavori di ristrutturazione del 1758, ma qualche anno dopo venne ritrovata una cassa in legno di cipresso contenente dei resti. Questi vennero attribuiti a Novello Malatesta e quindi posizionati in un’urna di marmo, ai piedi della lapide originale, nella Biblioteca Malatestiana.
La storia di Novello però non è finita qui. Recentemente l’urna è stata aperta ancora una volta e i resti sono stati esaminati con nuove tecniche, andando a smentire le analisi precedenti: quelle nella Biblioteca non sono le ossa di Novello Malatesta, che si presume quindi sia ancora sepolto da qualche parte sotto l’attuale Piazza Bufalini.




