Grave errore, sostiene il Presidente della Camera di Commercio di Ravenna, Natalino Gigante, che si unisce alle critiche già avanzate dalle autorità locali.
L’ipotesi Delrio appare come una proposta di ingegneria organizzativa volta al contenimento delle Autorità Portuali con obiettivi di risparmio ma non attenta alle dinamiche del mercato degli scambi.
Nella riorganizzazione delle infrastrutture logistico-portuali dovrebbero invece emergere piattaforme regionali e intraregionali che rispettino e valorizzino le diverse vocazioni dei territori di riferimento.
Gli ultimi dati disponibili elaborati da Assoporti, riferiti al 2013, mettono in evidenza le differenze importanti nella dimensione e nella tipologia di attività degli scali romagnolo e marchigiano. Il porto di Ravenna movimenta quasi 10 milioni di tonnellate di rinfuse solide contro le circa 600 mila del porto di Ancona e movimenta più del doppio dei contenitori di Ancona (2,5 milioni contro 1). Il porto di Ancona è invece specializzato nel trasporto passeggeri, imbarca e sbarca circa 1,2 milioni di passeggeri contro i 100 mila del nostro porto.
Il porto di Ravenna rappresenta il bacino di riferimento per le imprese dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto. E’ leader per gli scambi commerciali con i mercati del Mediterraneo orientale e del Mar Nero. Il porto di Ravenna ha chiuso il 2014 registrando una crescita record dei traffici e questo anche grazie a un tessuto imprenditoriale che ha dimostrato di saper reagire alle difficili condizioni economiche congiunturali. Nonostante il 2015 si sia aperto con un calo dei traffici, la movimentazione dei container è cresciuta nei primi 5 mesi del 10%. Il 2015 sarà un anno difficile, ha annunciato il Presidente Di Marco nei mesi scorsi, citando tra i principali problemi il nuovo insabbiamento dell’avamporto e la realizzazione del Progettone.
La riforma approvata prevede inoltre che la nomina del presidente dell’Autorità portuale spetti al Ministro, sentito il presidente di Regione interessata. Sopprime inoltre i comitati portuali. Gli organi camerali criticano aspramente queste scelte. Non sono la soluzione per affrontare concretamente il problema di una composizione più innovativa delle Autorità Portuali e, soprattutto, il non coinvolgimento degli Enti Locali nella designazione del Presidente allontana le politiche territoriali da quelle delle Autorità Portuali.




