Un detto popolare recita così a proposito delle “sette sorelle”, vale a dire le sette principali città che costituiscono la Romagna: Rèmin da navighê, Cesena da cantê, Furlé da ballê, Ravena da magnê, Lugh da imbrujê, Fênza da lavurê, Jemla da fè’l’amor.
Rimini, perciò, è indissolubilmente legata al mare, Forlì al ballo e Cesena al bel canto, complice forse le origini del padre del nostro inno “Romagna mia”, Secondo Casadei. Il cibo è correlato a Ravenna, tanto che un altro detto recita “E Ravgnân e’ zira cun la chêrna e e’ pès int al mân”, trovandosi a metà strada tra la terra e il mare. Lugo è sempre stata conosciuta per la fira dal bes’ci, il mercato settimanale del bestiame, mentre Faenza per l’imprescindibile produttività, tanto da dire “Cvi d’Fénza, quand ch’i n’n’ha, i fa sénza”. Infine, la filastrocca tocca Imola che, forse per la prossimità con la ‘goliardica Bologna’ viene ricordata come luogo di amatori.
Non solo, quindi, la Romagna è composta da sette agglomerati urbani maggiori, ma ha anche sette lati e potrebbe ben definirsi un eptagono irregolare.
Il numero ‘sette’ è da sempre associato ad accezioni particolari e anche a significati occulti presso diverse culture. Nella tradizione esoterica rappresenta la perfezione e la completezza, in quanto punto intermedio tra l’umano, incarnato dal numero ‘quattro’, e divino, simboleggiato dal numero ‘tre’; inoltre è anche emblema di un ciclo che si compie con sistematicità, riproducendo gli equilibri della natura, come nel ciclo lunare. I Babilonesi consideravano sacri i giorni multipli di ‘sette’ e li celebravano con appositi riti. I Greci associavano il numero ‘sette’ al dio Apollo, poiché sette erano le corde della sua lira.
Nell’Antica Roma, poi, ci sono i ‘sette’ leggendari re, i ‘sette’ colli su cui è fondata la capitale (Aventino, Campidoglio, Celio, Esquilino, Palatino, Quirinale, Viminale), e sempre ‘sette’ sono gli oggetti che hanno reso la città eterna (l’ago di Cibele, la quadriga dalla città di Veio, le ceneri di Oreste, lo scettro di Priamo, il velo di Ilione, la statua di Pallade Atena, i dodici scudi ancili). Roma, capitale dell’Impero romano d’Occidente, era la città delle Sette Chiese; allo stesso modo Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d’Oriente, fu edificata su 7 colline.
Nella simbologia dei testi sacri e della religione cristiana, il numero ’sette’ risulta quasi insistente: ‘sette’ sono i giorni della creazione e gli stessi sacramenti del cristianesimo cattolico: battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, unzione dei malati, ordine sacro, matrimonio. ‘Sette’ sono le piaghe d’Egitto, le opere di misericordia e i doni dello Spirito Santo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. ‘Sette’ sono i libri dell’Eptateuco nella Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici. Naaman, generale del re di Persia, essendo malato di lebbra, andò a consultare il profeta Eliseo che lo mandò a bagnarsi nel fiume Giordano per ‘sette’ volte. Proprio per questo, i Cristiani preparavano i fedeli per ‘sette’ giorni, finché all’ottavo giorno si effettuava il rito vero e proprio del battesimo. Salomone impiegò ‘sette’ anni per costruire il tempio all’Eterno e celebrò la sua inaugurazione con una festa che durò ‘sette’ giorni. ‘Sette’ sono le piaghe d’Egitto secondo la nuova interpretazione traducendo ‘piaga’ in ‘colpi’ dall’ebraico. Ancora ‘sette’ sono le sofferenze della Madonna, come le virtù, tre teologali e quattro cardinali. Sette sono i peccati capitali, ricordati da Dante Alighieri nelle sette cornici del Purgatorio, come sette sono i cieli che prendono il nome dai corpi celesti del sistema solare (nell’ordine Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) e che formano il Paradiso della “Divina Commedia” assieme alla sfera delle stelle fisse e del Primo mobile. Lo stesso Dante, prima del suo esilio in terra di Romagna, aveva fatto parte a Firenze del consiglio dei “Sette Priori”.
Anche per il Buddhismo questa cifra è considerata di buon auspicio. Sono infatti ‘sette’ gli dei della felicità sia del buddhismo che dello shintoismo.
Per concludere questa rapida rassegna, si aggiunga che ‘sette’ sono le meraviglie del mondo, le note musicali, i giorni della settimana, i colori dell’arcobaleno, i mesi che si compongono di 31 giorni, i nani della fiaba di Biancaneve e, nel Medioevo, anche i principali centri della Romagna raggiunsero il numero di sette e tali restano fino ai giorni nostri.




