Il forlivese Guido Bonatti fu al seguito di alcuni signori come Guido Novello da Polenta, Ezzelino da Romano, Guido da Montefeltro e, in quanto ghibellino, Federico II di Svevia. Nel 1282, fu consigliere e medico personale di Guido da Montefeltro, nonché astrologo dedito all’osservazione dei fenomeni celesti dal suo particolare laboratorio.
Difatti, la pressoché totalità dei suoi studi, delle sue previsioni, delle sue divinazioni hanno come ambientazione il suo laboratorio collocato nella cella campanaria di San Mercuriale che ancora oggi svetta coi suoi quasi 76 metri nella centralissima piazza Saffi. Terminato nel 1180, dopo soli due anni dall’inizio dei lavori, ha una base quadrata di 8,55 metri per lato. Dall’alto del campanile guidò la resistenza cittadina contro gli agguerriti franceschi di dantesca memoria, mandati dal Papa Martino IV a sottomettere i ribelli forlivesi.
Avrebbe anche predetto il proprio ferimento durante l’assedio, cosa che si avverò, e la data giusta per la vittoria contro i Francesi, il 1° maggio. Bonatti, infatti, avrebbe letto nelle stelle la possibilità di una mossa favorevole: a Calendimaggio la Luna sarebbe stata in Capricorno, il segno zodiacale di Forlì, “con la freccia innanzi”.
I forlivesi vinsero, facendo dei francesi sanguinoso mucchio, e la città continuò ad essere per qualche mese l’ultima roccaforte ghibellina italiana.
Nel XIII secolo, Guido Bonatti si attribuì il merito di aver individuato 700 stelle, delle quali, fino ad allora, non si aveva avuta ancora conoscenza e trattò di medicina astrologica dettagliando influssi negativi e positivi nella cura dei malanni. In uno dei suoi testi, espose precise istruzioni per scegliere dove doveva sorgere un edificio e fece previsioni su come sarebbero andate le istituzioni del suo tempo. Anche se è riconosciuto come il più autorevole trattatista di astrologia del Medioevo italiano, Dante lo pone nell’Inferno (canto XX, v.118) tra gli indovini.
Dai tempi dell’astrologo Bonatti, i Romagnoli però non hanno mai spesso di guardare gli astri, dal momento che abbiamo un pullulare di strolghi e strolghe che costellano la regione.
A Faenza, il Lunëri di Smêmbar viene stampato ininterrottamente dal 1845 e si tratta probabilmente del più vecchio lunario d’Italia tra quelli “tuttora in uso”. Venne creato da un gruppo di artisti e artigiani ‘burloni’ che, a corto di soldi, la sera di S. Silvestro del 1844, non sapendo come pagare l’oste, pensarono di saldare il conto con un lunario dal carattere satirico, un almanacco basato sulla consultazione degli astri e sulle massime di saggezza popolare.
Sempre a Faenza, il geniale Raffaele Bendandi, classe 1893, studioso autodidatta di geologia, sismologia e astronomia, formulò la propria teoria «sismogenica» nel 1920, che consentiva di prevedere terremoti e movimenti endogeni di vario genere. Nel 1924 venne conosciuto internazionalmente per aver previsto tempo e luogo di un terremoto avvenuto nelle Marche.
Nel 1931 pubblicò il volume «Un principio fondamentale dell’universo», mentre nel 1959 annunciò la scoperta di un nuovo pianeta del sistema solare che lui denominò proprio Faenza.
A primi del Novecento, c’era a Ravenna Padre Giovanni Lambertini, che aveva il suo laboratorio al primo piano di un fatiscente edificio, adiacente alla Chiesa di San Francesco, noto per le sue qualità di matematico-astrofilo-ottico-radioamatore.
Fu proprio Padre Lambertini, assediato da un gruppo di ragazzi che volevano diventare Cittadini dello Spazio nel 1973, che si trovò a guidare la costituzione della prima associazione astrofila della città e, contestualmente, venne a sapere dell’esistenza di un padre cappuccino, morto a Ravenna nel Seicento, che aveva legato il suo nome all’astronomia in modo indelebile. Si trattava del boemo Antonius Maria Schyrrleus de Rheita, astronomo e inventore del binocolo, che visse gli ultimi anni della sua vita nel convento dei cappuccini a Ravenna.
Se il planetario ravennate risale al 1985, a Bellariva, in viale Rimembranze, il riminese Primo Forcellini, nel 1963, dopo aver visto il planetario di Milano, decide di costruirne uno uguale presso la sua abitazione, a testimonia la vocazione astronomica dei Romagnoli.




