Con un’estate caldissima e temperature mai viste, la zona lagunare è in sofferenza da mesi. Già a giugno era scattato l’allarme per il clima anomalo, ma la situazione a fine agosto è diventata davvero problematica. La Sacca di Goro, primo produttore europeo nel settore molluschicoltura, secondo al mondo dopo la Cina, è interessata da una crisi ormai strutturale: l’invasione del granchio blu ha messo in ginocchio i produttori di vongole e oggi il riscaldamento delle acque mette a rischio molluschicoltura e acquacoltura.
Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca Emilia Romagna, spiega: “Sta morendo tutto per la calura. Gran parte dei nostri allevamenti di veraci sono in sofferenza da mesi, i cozzari rimangono in porto. Inoltre il caldo equatoriale ha fatto fiorire un’autentica foresta di alghe, che ogni giorno si tenta di eliminare per liberare gli allevamenti. Purtroppo non c’è ricircolo in questa zona lagunare che ha 1,5 metri, massimo 2 metri, sul medio mare con picchi di escursione dove rimangono poco più di 20 cm di profondità”.
Il caldo prolungato cosa provoca?
“Toglie ossigeno a causa dello scarso idrodinamismo. La conseguenza è un ambiente anossico dove le vongole muoiono. Nel periodo pre-granchio arrivavamo a una produzione tra le 19 e le 23mila tonnellate. Poi siamo scesi a 11-12mila tonnellate sino al 2023, e negli ultimi 3 anni la situazione è disastrosa poiché si producono poco più di 3000 tonnellate l’anno”.
Che cosa si può fare?
“Abbiamo fatto chilometri di canali per dare ricircolo, perché l’acqua non diventi anossica. Ma sono interventi per l’immediato. E abbiamo chiesto alla Regione, come Confcooperative e insieme alle altre associazioni, la possibilità di accelerare l’iter delle procedure autorizzative per il dragaggio. Questi interventi sono fondamentali per prevenire, in futuro, che il fenomeno si ripeta con questa gravità”.
Qual è lo stato d’animo dei pescatori?
“Siamo resilienti, lo abbiamo dimostrato e ci siamo rimboccati le maniche ogni volta. Abbiamo differenziato, cercato innovazione. Il settore delle ostriche ne è un esempio. Fino all’invasione del granchio blu abbiamo conosciuto periodi di buona crescita economica, sia per chi andava in mare che per l’indotto. Dal 2023 invece le nostre attività nel Delta del Po sono a rischio. Ringraziamo per i fondi, regionali e nazionali, che ci hanno permesso di sopravvivere, ma abbiamo bisogno di un aiuto costante e non solo emergenziale”.
Quali risposte vi aspettate e che tipo di aiuto chiedete?
“Chiediamo all’assessorato Ambiente regionale, così come al Ministero dell’Ambiente, fondi per interventi ambientali volti a dare ossigeno e vita all’ecosistema. Certamente il settore degli allevamenti si snellirà. Anche il comparto pesca, dove pesa anche una folle burocrazia, sta attraversando non pochi problemi. Chiediamo attenzione e progetti a lungo termine per far sopravvivere il comparto”.




