Come mantenere vivi i territori delle aree interne, garantire servizi di prossimità adeguati e costruire strategie condivise per dare futuro a zone a rischio spopolamento e desertificazione economico-sociale? Le aree interne sono tornate al centro dell’attenzione, complici le critiche al Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne (PSNAI) del Governo e il dibattito stimolato dal recentissimo convegno che ha unito istituzioni e associazioni d’impresa di Toscana e Emilia-Romagna nell’affrontare l’argomento.
Ne parliamo con il presidente di Confcooperative Romagna Mauro Neri, uomo di montagna da sempre, che in Appennino abita e per decenni ha gestito un’impresa cooperativa.
“Il problema principale quando si parla di aree interne riguarda un livello minimo di servizi che le Istituzioni non riescono ad erogare ai propri cittadini partendo dal presupposto che gli stessi hanno un livello di tassazione identico a coloro che abitano in aree di pianura – esordisce Neri -. È importante assicurare un livello minimo di servizi per chi ci abita altrimenti il rischio è che si continui, come avviene da decenni, a parlarne senza operare scelte che risolvano il problema principale ovvero il calo demografico. La politica ha il compito di fare scelte!”.
Nel documento approvato dal Governo si parla di accompagnamento di uno spopolamento irreversibile. Parole che hanno suscitato parecchie critiche, interpretate come una rinuncia al rilancio. Cosa ne pensa?
“Non ne faccio una lettura così negativa. Forse il Governo voleva proprio riferirsi a questo, a riconsiderare se ha un senso che i piccoli Comuni montani che non riescono ad assicurare un livello di servizi adeguato ai propri cittadini debbano continuare la propria attività Istituzionale oppure viceversa debbano iniziare un percorso di unificazione, accompagnati dai livelli Istituzionali superiori, con Comuni limitrofi. Credo sia necessaria una riorganizzazione a livello istituzionale (Provincia, Unione dei Comuni, Comuni) che abbia come obiettivo l’aumento del livello dei servizi erogato ai cittadini, una migliore gestione del territorio a livello idrogeologico, turistico e che valorizzi le bellezze naturali e culturali presenti e che permetta alle aziende di essere concorrenziali sul mercato”.
Esiste una economia rigenerativa delle aree interne?
“È una gran bella definizione, coniata da chi non abita in queste zone, e non vive le problematiche presenti ogni giorno. Sono convinto che per agevolare un’inversione di tendenza rispetto al cronico calo demografico e conseguente desertificazione commerciale sia necessario in primo luogo una fiscalità dedicata per residenti e aziende ubicate nei territori montani. Ad esempio, a Rocca San Casciano, c’è un asilo nido che era a rischio chiusura perché i bambini che richiedevano quel servizio erano pochi. Oltre al servizio rischiavano di perdere il posto di lavoro le 3 operatrici; con una scelta lungimirante la Regione ha deciso di rendere gratuiti i servizi nido per le aree montane, a seguito di tale decisione i bambini, provenienti anche dai comuni limitrofi, sono notevolmente aumentati e sarà necessario assumere una nuova operatrice”.
Cosa intende per scelte specifiche?
“Le condizioni di vita nelle aree interne, a causa della mancanza di servizi, non sono le stesse di quelle delle aree di pianura, anche se il livello di tassazione per cittadini e imprese è identico, questa è la premessa. Quindi certe scelte devono portare vantaggi per coloro che abitano e operano in queste aree. È necessario che le attività nelle aree interne escano dai parametri autorizzativi e regolamentari vigenti normalmente. Porto un altro esempio concreto: se c’è una casa di riposo in un piccolo comune montano che non riesce a rispondere totalmente ai parametri previsti dall’accreditamento Regionale è necessario prevedere delle deroghe altrimenti la Casa di Riposo chiude perdendo un servizio fondamentale per la popolazione anziana e posti di lavoro”.
Quindi lei è convinto che ci vogliano fondi, ma non solo. Le risorse non bastano?
“Non si può essere concorrenziali in queste aree se non si prevede una regolamentazione dedicata a livello autorizzativo e una fiscalità di vantaggio, che giustifichi la permanenza di persone e imprese. Mi ripeto, ma credo che sia il percorso giusto. Ovviamente le aree in cui applicare tali agevolazioni dovrebbero essere individuate in base a parametri molto selettivi, ad oggi sono troppe le aree definite montane che hanno parametri sociali ed economici simili alle aree di pianura”.
Cosa può fare la cooperazione per queste aree?
“La cooperazione per sua natura è legata al territorio e ha sempre avuto un compito importante nel dare risposte ai bisogni delle comunità. Solo per fare un esempio la mia cooperativa che opera nel settore forestale è nata per assicurare lavoro alle persone del posto, purtroppo a causa del calo demografico non ci sono più persone in età lavorativa a cui proporre il lavoro. Le stesse cooperative di comunità che si costituiscono per rianimare un paese o una frazione devono essere messe in grado di sostenersi da un punto di vista economico per assicurare quei servizi di cui la comunità è sguarnita. Altrimenti è volontariato”.
Le aree interne sono state messe a dura prova anche dagli eventi alluvionali di questi ultimi due anni. Ci si deve interrogare su una efficace gestione delle acque.
“Penso che un’ottimale gestione delle acque meteoriche non possa prescindere da un’oculata gestione idrogeologica del territorio che deve partire dalla montagna ed arrivare alle casse di espansione in pianura. Ottima la soluzione delle casse di espansione che però da sole non possono sopperire ad eventuale mancata manutenzione del territorio a monte. Il calo demografico e l’abbandono delle campagne in montagna è causa di bassa manutenzione del territorio con le conseguenze che abbiamo subito nel 2023 e 2024”.




