Da più di 40 anni la cooperativa sociale Il Cigno di Cesena è in prima linea per offrire assistenza e cura alle persone anziane della Romagna, e non solo. “Il Cigno è nata a Sarsina nel 1985 come cooperativa di produzione lavoro, dal momento che l’istituto della cooperativa sociale ancora non esisteva – spiega Anna Grazia Giannini, direttrice e socia fondatrice -. L’idea fu di un gruppo di giovanissime: alcune avevano partecipato a un corso Irecoop per Assistenti di base (oggi Oss) e io ero la coordinatrice del corso. Ciò che ci ha distinto e che ci guida anche oggi sono: valori solidi, integrità nelle scelte, responsabilità nelle azioni e centralità della persona. Abbiamo brevettato un metodo basato sull’analisi e il monitoraggio alla continua ricerca di nuove soluzioni e del miglioramento continuo”.
Una formula che ha funzionato dal momento che la cooperativa dà lavoro oggi a 650 persone, di cui il 75% donne e il 18% di origine straniera, e assiste ogni giorno 1400 persone in Romagna (prevalentemente Forlì, Cesena e Rimini) ma anche in Lazio, Veneto e Lombardia. La specializzazione è nell’area anziani, con 9 case di riposo gestite, e nell’assistenza a persone senza fissa dimora. “A Roma, in particolare, abbiamo tre tendostrutture e un immobile destinati all’accoglienza di persone che hanno perso il domicilio: stranieri appena arrivati in Italia ma anche cittadini italiani che, per una serie di eventi sfortunati, si ritrovano senza lavoro e senza casa. Abbiamo avviato questa attività – ricorda – nell’anno del Giubileo poi il Comune di Roma ha deciso di mantenere i progetti in modo strutturale”.
Un’altra cosa che ha contraddistinto Il Cigno, che muove un volume d’affari di 30 milioni di euro, è il fatto di aver investito a sostegno del welfare del territorio, al fianco delle istituzioni. “In 40 anni – spiega la direttrice – abbiamo investito 27 milioni di euro per realizzare nuove case di riposo. Abbiamo cominciato tanti anni fa con la realizzazione dell’asilo nido Piccole Stelle a Cesena, in sinergia con il pubblico, poi ci siamo concentrati sulle case di riposo. In questi giorni ci stanno consegnando l’ultima struttura realizzata”.
Rispetto alle problematiche che stanno interessando il mondo della cooperazione sociale – carenza di personale, bisogni in aumento, accreditamento dei servizi – l’analisi della direttrice del Cigno punta dritto alla radice del problema: “La questione principale è che la cooperazione sociale viene considerata, o usata, come un sostituto della pubblica amministrazione laddove questa non ne sostiene più i costi. Questo modo di pensare toglie dignità al nostro lavoro. Sarebbe necessario un cambio di prospettiva e la cooperazione sociale dovrebbe essere coinvolta, partecipare con l’ente pubblico alla costruzione di una risposta ai bisogni del territorio”.
Questo tipo di prospettiva ha probabilmente inciso anche sull’acuirsi di problematiche, come quella della carenza di personale: “Dal 2020 soffriamo a causa della mancanza di operatori e, spesso, siamo considerati una palestra, un periodo di prova prima di entrare nella pubblica amministrazione – aggiunge Giannini -. Il fatto è che, oltre alle differenze di Ccnl, da noi si corre tanto mentre nel pubblico i ritmi sono diversi. Bisognerebbe rivedere i parametri assistenziali per fare in modo che questo lavoro diventi più sostenibile”.
“Anche perché – aggiunge la direttrice – da un lato crescono i bisogni delle persone e delle famiglie, dall’altro mancano gli operatori. Occorre trovare il modo di colmare questo gap”.
Una soluzione potrebbe arrivare dalle persone migranti ma anche qui i problemi non mancano: riconoscimento delle qualifiche, problemi nell’integrazione, abitazioni che non si trovano. “Ad oggi abbiamo alcuni appartamenti che mettiamo a disposizione di nostri operatori ma non basta. Anche in questo caso la soluzione non può che arrivare dalle istituzioni: è necessario – conclude Giannini – creare dei corridoi, sostenere l’integrazione sul territorio e lavorare per risolvere la carenza di alloggi”.




