San Mercuriale è una figura misteriosa di cui non si sa molto: l’unica notizia storica accertata è la sua presenza al concilio di Rimini del 359 d.C., ma tradizionalmente è considerato il primo vescovo di Forlì. Le chiese a lui dedicate sono poche, forse le uniche due rimaste sono proprio quella di Forlì e quella poco distante di Rocca San Casciano. Anche le origini dell’omonima abbazia, dopotutto, sono difficili da determinare con precisione e paiono legate alla vita stessa del santo, o meglio alla sua morte.
Di certo, l’abbazia di San Mercuriale che si affaccia oggi su Piazza Saffi non è quella originaria: fu ricostruita nel basso medioevo, attorno al 1180, in seguito a un incendio che danneggiò parte della città. La sua prima fondazione risale all’alto medioevo, quindi secoli prima, proprio durante gli anni di episcopato del santo. Sempre secondo fonti non certe, lo stesso San Mercuriale si sarebbe fatto seppellire nei pressi dell’abbazia.
Queste oscure origini fra mito e narrazione storica, tanto del santo quanto del luogo di culto, sono intrecciate anche alle leggende che ripercorrono la vita di San Mercuriale e alle imprese miracolose attribuitegli. Un affresco rappresentava i vescovi Mercuriale, di Forlì, e Ruffillo, di Forlimpopoli, sconfiggere un drago che minacciava la via tra le due città.
La leggenda del drago rimase legata al santo come una delle sue grandi imprese, tant’è che spesso è raffigurato nell’atto di calpestare un drago. Si narra che questo mostro venne rinchiuso dai due vescovi in un pozzo, dove è imprigionato tuttora e dove freme, tutti gli anni, il 26 ottobre, il giorno di San Mercuriale. Oggi la località prende il nome di Bussecchio, da Pozzecchio, appunto. Secondo alcuni studiosi, questo mito, come ogni leggenda, avrebbe un fondo storico-geografico: il drago infatti simboleggerebbe le acque del fiume Montone che attraversava la città, poi domato e deviato dall’uomo, e non solo dal santo.
Oggi le reliquie di San Mercuriale sono divise tra l’abbazia omonima, dove riposa il corpo, e la chiesa della Santissima Trinità di Forlì, dove la sua testa è esposta in una teca. Uno studio scientifico del 2019 ha stabilito che testa e corpo appartengano alla stessa persona, di probabile origine armena, datandola nel III secolo, quindi antecedentemente al concilio di Rimini, ma pare che la città di Forum Livii ebbe almeno tre vescovi dal nome di Mercuriale, per cui le loro vite potrebbero essere state scambiate o intrecciate tra loro, per formare il mito giunto fino ai giorni nostri.




