L’indagine sui rapporti imprese e banche 2012, condotta nel mese di dicembre presso le imprese, è uno strumento prezioso, realizzato dal Sistema Camerale emiliano-romagnolo con il supporto tecnico dell’Istituto Tagliacarte, che rende disponibili dati confrontabili nelle varie province della regione, con evidenti vantaggi informativi.
Obiettivo dell’indagine è fornire un punto di riferimento conoscitivo e di confronto tecnico tra mondo del credito, istituzioni e imprese in questa fase di crisi.
Le interviste valide rilasciate dalle imprese della regione che hanno collaborato con disponibilità sono state 1.500 a fronte di oltre 14.000 contatti.
I risultati completi delle analisi condotte sul credito – che valorizzano anche altre fonti quali Bankitalia – confluiscono nel Report 3/2013 “Osservatorio sulla qualità della vita delle imprese: il credito”, disponibile a breve sul sito camerale.
I dati che emergono confermano la gravità dell’attuale situazione dove, oltre al problema contingente della restrizione del credito, la riduzione consistente di investimenti delinea in prospettiva un peggioramento del gap competitivo del nostro sistema produttivo e di quello nazionale rispetto agli altri competitor, i quali nel frattempo investono.
Dati di contesto sul credito alle imprese (fonte Banca d’Italia)
Al 31 dicembre 2012 i “prestiti vivi” erogati dal sistema bancario al totale delle imprese hanno fatto registrare un calo del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In particolare la diminuzione è stata più netta e ha penalizzato le forme imprenditoriali meno strutturate: -5,1% per le famiglie produttrici, -4,9% per le piccole imprese e -2,7% per quelle medio grandi.
A livello regionale il calo dei prestiti vivi al totale delle imprese è stato ancora più deciso (-5,1%).
In provincia, secondo i dati della Centrale dei rischi, i prestiti alle imprese erogati complessivamente da banche e società finanziarie hanno fatto rilevare il calo più netto nel settore delle costruzioni (-5,4%), seguito dalle attività manifatturiere (-4,1%) e dai servizi (-3,1%). Il calo complessivo è stato pari al 3%.
Preoccupante la dinamiche delle sofferenze: le nuove sofferenze rilevate nel mese di dicembre, con riferimento al totale delle imprese, sono state pari al 3,1%, in costante aumento da dicembre 2011. Il corrispondente dato regionale è pari al 3,6%.
Principali risultati dell’Indagine sul rapporto Imprese e Banche dicembre 2012
(dalle interviste alle imprese della provincia di Forlì-Cesena – I settori nel campo di osservazione sono: attività manifatturiere, costruzioni, commercio e servizi alle imprese)
Le imprese e la crisi
La crisi attuale ha determinato un calo del fatturato 2012 per il 54% delle imprese della provincia intervistate (57,1% nella media regionale).
I principali strumenti di reperimento delle risorse finanziarie per far fronte a nuovi investimenti e, più frequentemente per sostenere la gestione corrente, sono stati, nel corso dell’anno, i finanziamenti bancari, utilizzati dal 65,6% delle imprese e l’autofinanziamento al quale ha fatto ricorso il 63,2% delle aziende.
Nella maggior parte dei casi le risorse sono state destinate principalmente a sostenere spese riconducibili alla gestione ordinaria, come per le spese correnti (57,7%), l’acquisto di materie prime e semilavorati (50,3%), il pagamento dei fornitori (30,7%) o del personale (30,1%).
Fortemente penalizzate sono state, quindi, le strategie destinate ad accrescere la competitività seppure meno negativamente rispetto al livello regionale.
Dal punto di vista della cultura finanziaria in azienda, dato “incoraggiante” è quello rilevato in relazione ad una maggiore tendenza da parte delle imprese della provincia, a confronto con quelle della regione, ad effettuare check-up finanziari per verificare e monitorare la compatibilità economico-finanziaria delle spese in conto capitale e di quelle in conto corrente. Le imprese che effettuano tale controllo con cadenza inferiore all’anno rappresentano il 42,3% a fronte del 39,3% regionale.
L’accesso al credito
Lo strumento finanziario principale che le imprese utilizzano è l’anticipo su fatture, uno strumento largamente utilizzato (dal 45,4% delle imprese della provincia di Forlì-Cesena), e che nel corso degli ultimi anni ha registrato una crescita a livello nazionale, a seguito dell’allungamento dei tempi di riscossione dei crediti commerciali. Ampiamente utilizzati sono anche l’apertura di credito in conto corrente (25,2%) e il mutuo (23,3%); quest’ultimo che si differenzia in misura significativa per diversi aspetti, tra i quali i tempi e le modalità di rimborso. Tra gli altri strumenti finanziari è interessante rilevare un ampio ricorso, rispetto alla media regionale, ai finanziamenti agevolati, per i quali la provincia di Forlì-Cesena (5,5%) detiene il primato regionale, e ciò evidenzia, per le imprese del territorio, maggiori possibilità di accedere a forme creditizie a condizioni particolari.
Al di là delle forme finanziarie utilizzate, nella provincia di Forlì -Cesena si registra, nel corso dell’ultimo anno, un aumento della richiesta di credito bancario che mette in luce una crescente domanda di risorse finanziarie. La provincia ha il primato regionale riguardo alla quota di imprese che hanno aumentato la domanda di credito (23,7% rispetto al 18% regionale).
La maggiore richiesta di finanziamento è accompagnata da una più alta diffusione di situazioni di criticità creditizia: il 48,2% delle imprese con una linea di credito aperta, nel corso del 2012, ha “sconfinato” a fronte del 44,4% regionale. In particolare, nel 18,6% dei casi lo sconfinamento ha comportato una richiesta di rientro da parte dell’istituto bancario, mentre nel 23,7% dei casi l’impresa, pur non avendo rispettato i tempi di pagamento, non ha ricevuto alcuna richiesta di rientro, differenze che sembrano riconducibili ai tempi e all’entità dell’importo “sconfinato”, nonché probabilmente alla qualità dei rapporti tra impresa e banca. La quota di imprese che invece è riuscita a rispettare i tempi di pagamento risulta pari al 50,8%, dato leggermente inferiore a quello medio regionale (54,7%), che conferma una maggiore diffusione di situazioni di criticità finanziaria.
Al pari del resto della regione si registra un peggioramento delle condizioni di accesso al credito, con la maggior parte delle imprese che indica un aumento del costo complessivo del finanziamento, sia esso riconducibile ad un rincaro dei costi delle commissioni (rilevato dal 57,6% delle imprese), sia ad un aumento del tasso creditizio applicato (indicato dal 51,7%). Anche dal punto di vista delle garanzie si nota, pur in misura decisamente più contenuta, un peggioramento, con il 18,6% delle imprese che denuncia un aumento delle garanzie richieste.
I rapporti con il sistema dei Confidi
La più alta propensione a ricorrere al sistema creditizio viene confermata dalla quota di imprese che, nel corso della propria attività, hanno fatto ricorso ad un Confidi, quota che risulta pari al 27,6%, valore ampiamente superiore a quello medio regionale (20%). In tale contesto appare significativo evidenziare come la provincia presenti, nell’intera regione, il primato per quota di imprese che si sono avvalse, nel corso della propria attività, dei servizi offerti da tali strutture.
La percezione delle imprese nei confronti dei Confidi è complessivamente positiva per il 35,6% delle imprese, per il fatto che i confidi stessi consentono migliori condizioni di accesso al credito. Gli ambiti nei quali i Confidi permettono un vantaggio competitivo sono la quantità di credito concesso (indicata dal 28,9% delle imprese a fronte del 13,3% di opinione contraria) e il tasso applicato (indicato rispettivamente dal 28,9% e dal 15,6% delle imprese), mentre non si riscontrano miglioramenti in merito alle garanzie richieste, ai costi complessivi e agli altri servizi per i quali il numero delle imprese che rilevano un vantaggio è pressoché uguale a quello delle imprese di opinione contraria.
“In questa delicata fase della crisi – dichiara il Presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena, Alberto Zambianchi – la Camera di Commercio di Forlì-Cesena dedica una particolare attenzione a “monitorare” il rapporto tra imprese e banche quale elemento strategico per l’equilibrio e lo sviluppo del sistema economico territoriale. La realtà provinciale si era caratterizzata, nel tempo, per una buona qualità relazionale tra istituzioni, banche e imprese. Le banche, da parte loro, negli ultimi 20 anni, avevano fortemente sostenuto il nostro sistema economico lungo il suo percorso di crescita, supportandone investimenti e sviluppo.
Per affrontare la grave crisi attuale, che vede in difficoltà sia le imprese che gli istituti di credito, è necessario costruire forme di collaborazione “straordinaria”.
Come risulta dai dati, la concessione di prestiti è infatti ulteriormente calata e la situazione si è aggravata, in quanto la crisi di liquidità, dopo aver colpito gli investimenti, ha intaccato il ciclo di cassa delle imprese. Questa nuova stretta è più temibile delle precedenti, perché stiamo aspettando una ripresa sempre più lontana e siamo di fronte al maggior rigore richiesto alle banche sugli accantonamenti, proprio nel momento in cui le banche stesse devono fronteggiare volumi di sofferenze in fortissima crescita, sia per quantità che per valore.
La Camera ha reagito a questa situazione confermando un forte sostegno ai Confidi, contribuendo a favorire l’accesso al credito per un numero crescente di imprese e agevolando il pagamento dei crediti che le Imprese vantano verso Stato ed Enti Locali, bloccati dai vincoli posti dal “Patto di stabilità”, con l’attivazione di strumenti finalizzati ad assicurare la liquidità attraverso la cessione pro-soluto e la cessione pro-solvendo di tali crediti.
Quello che serve realmente è un cambio culturale e un patto tra imprese e banche che devono “conoscersi meglio” per potere, le imprese, ottenere credito a costi più bassi e, le banche, conservare più capitale. Su quali basi va costruito questo patto? Gli imprenditori devono capire, e lo stanno progressivamente facendo, che va messo più capitale nelle imprese, che vanno aggregate le realtà per creare medie imprese robuste: perché più capitale hai a disposizione, più alto è il rating e meno costa il finanziamento. E le stesse banche dovrebbero essere assai interessate alla crescita delle aziende, poiché in Italia abbiamo distretti forti e aziende deboli. I paesi con i quali dobbiamo competere hanno decine di aziende classificate “medie” con fatturato superiore al miliardo. Perché non possiamo sperare di avere anche noi imprese di questo tipo?.”




