Sabato 6 maggio due assemblee dei soci Bcc, a Forlì, alla mattina, al Palafiera e a Faenza, al pomeriggio, al Palacattani, per un numero complessivo di più di 6mila presenze, hanno approvato il progetto di fusione fra la Bcc ravennate e imolese e la Banca di Forlì, che partirà dal primo luglio 2017.
La storia delle Casse Rurali ed Artigiane va avanti
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La storia delle Casse Rurali ed Artigiane va avanti
L'editoriale del Presidente de La Bcc ravennate, forlivese e imolese Secondo Ricci nel numero di giugno di In Piazza
“La Bcc” Credito Cooperativo ravennate, forlivese e imolese è il nome scelto, che racchiude la storia di 13 Casse Rurali ed Artigiane, che negli anni si sono unite insieme per continuare un’esperienza di cooperativa di credito in una realtà con più di 27mila soci in una porzione di territorio centrale della nostra Romagna. I due consigli di amministrazione hanno condiviso un progetto di sviluppo, che ha ottenuto l’approvazione di Banca d’Italia per dare vita ad una Bcc virtuosa, inserita nel progetto di riforma che ci proietta fra le prime Bcc italiane.
La nostra capogruppo rimarrà Iccrea, che ci vide soci già dalla sua istituzione nel 1963 come Istituto Centrale delle Casse Rurali ed Artigiane Italiane.
Sono molto dispiaciuto e amareggiato, dopo anni di impegno nel movimento cooperativo, nel dover assistere al tentativo dell’attuale classe dirigente di realizzare una divisione del gruppo delle Bcc attorno a Cassa Centrale di
Trento. La divisione del credito cooperativo in due gruppi impoverisce tutti: dividiamo le risorse, aumentiamo il conflitto fra Bcc, diamo spazio solo agli egoismi di qualche dirigente alla ricerca di visibilità individuale.
Il sistema del credito e delle banche in generale attraversa oggi una fase senza precedenti, caratterizzata da marginalità ridotta, per cui la dimensione delle società e del fatturato fanno la differenza.
Noi da sempre, come Bcc ravennate e imolese, abbiamo lavorato con impegno per sviluppare l’attività aziendale, già prima della crisi, estendendo la nostra operatività in un territorio omogeneo senza sovrapposizioni ed operando in sintonia con il gruppo e con le società centrali del Gruppo Iccrea.
Il nostro compianto presidente Giovanni Dalle Fabbriche ci ha trasmesso questo insegnamento dopo tanti anni di lavoro e noi cerchiamo di continuare quel percorso.
Sul nostro territorio non solo la cooperazione di credito ha lavorato in questa direzione, ma tutta la cooperazione si è distinta ed impegnata per avere imprese di riferimento in grado di stare sul mercato.
Cooperative agricole, sociali, di servizi ecc., con basi interprovinciali, consorzi di interesse nazionale sono oggi un punto di riferimento per tutta la cooperazione, un patrimonio di imprese di proprietà dei soci e del territorio che non ha molti paragoni in Italia. Per anni la cooperazione ha sviluppato progetti di filiera in più settori per dar vita a consorzi nazionali convinti che, per acquisire la capacità di inserirsi nei mercati esteri, fosse importante apparire come “azienda Italia”.
Ritrovarci oggi nel Credito Cooperativo con la prospettiva di avere due gruppi che si dividono le Bcc italiane, senza nessun criterio territoriale, che si faranno concorrenza reciproca, è desolante. Soprattuto dopo che per 50 anni abbiamo sostenuto di essere un gruppo nei convegni unitari nazionali.
Gli incontri informativi effettuati con i soci (4 della nostra Bcc e 4 della Bcc di Forlì) e le due assemblee di maggio ci motivano a lavorare con serietà ed impegno per ripagare la fiducia che i soci stessi ci hanno dimostrato: ora attendono i risultati previsti. Dipendenti, consiglio di amministrazione, comitati locali, gruppo Giovani soci sono impegnati in questa sfida, consapevoli che i risultati sul campo sono la migliore testimonianza della bontà delle scelte proposte.




