Già da qualche tempo nel settore del vino si registra la crescita di spumanti e vini bianchi. Sono i dati ad attestarlo: dal 2011 al 2016 nella grande distribuzione italiana lo spumante ha segnato un +20%. Tra i produttori più forti di bollicine c’è anche la Romagna, con una lunga tradizione alle spalle da cui è bene partire, oggi, per andare incontro alle rinnovate esigenze del mercato e dei consumatori.
“L’esigenza di aggiungere valore ai nostri vini è nota da tempo ed è uno dei nostri obiettivi principali, assieme alla tutela del lavoro e dei soci – spiega Carlo Dalmonte, presidente di Caviro -. La Romagna è un territorio in cui si produce tanto vino, che però sul mercato non sempre mantiene la sua denominazione e la sua identità d’origine. Ad esempio il Trebbiano diventa spesso materia prima per altre produzioni europee, che è un fatto di per sé positivo, ma se guardiamo in prospettiva ci esponiamo ai rischi evidenti di prodotti indistinti e imitazioni, con la globalizzazione che comporta alta competitività a prezzi bassi”.
Le bollicine locali sono il primo passo per invertire la tendenza, come evidenziato anche nella tavola rotonda del 26 febbraio, “Bollicine e territorio”, con Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura in Europa e l’assessore regionale Simona Caselli. “Siamo partiti da questa consapevolezza per costruire un vero e proprio progetto di sistema – conclude Dalmonte -. Sarà una svolta epocale che toccherà tutto il territorio e, ci auguriamo, coinvolgerà in primis noi romagnoli, che a volte indugiamo nei vini di importazione quando invece in casa abbiamo eccellenze spettacolari. Siamo bravi a fare il vino, lo abbiamo già dimostrato ma sarà ancora più evidente da qui in avanti”.




