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venerdì 17 Aprile, 2026

Con l’educazione cooperativa si insegna cos’è la democraticità

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Con l’educazione cooperativa si insegna cos’è la democraticità

Doriana Togni, vicepresidente di LibrAzione, racconta il progetto Scoop che, ogni anno, forma centinaia di ragazze e ragazzi

Da oltre 30 anni Confcooperative, insieme alla cooperativa LibrAzione, propone sul territorio romagnolo e ferrarese progetti di educazione e promozione cooperativa nelle scuole superiori di secondo grado. L’obiettivo è far conoscere la cooperazione a ragazzi e ragazze e aiutarli nelle scelte che li attendono dopo il diploma. “Abbiamo iniziato con questo tipo di progetti nel 1996 – racconta Doriana Togni, vicepresidente LibrAzione -, costruendo una media di 10 percorsi l’anno e coinvolgendo circa 10 classi e 250 studenti. Oggi questa progettualità viene portata avanti con il nome di Scoop a livello regionale e organizzata con Confcooperative Emilia Romagna e Irecoop“.

In cosa consiste il progetto Scoop?

“È un progetto che ha due modalità: i percorsi di imprenditoria cooperativa, che consistono nel simulare un’impresa cooperativa partendo da un’idea imprenditoriale, e la creazione di un’associazione cooperativa scolastica con cui invitiamo un gruppo di studenti a sviluppare attività in modo cooperativo che rispondano a dei bisogni della scuola. Si tratta di simulazioni, ad eccezione di una scuola faentina, dove l’associazione scolastica è stata costituita formalmente e viene tramandata ogni anno ai nuovi studenti”.

Perché è importante parlare di cooperazione nelle scuole?

“Nelle scuole vengono fatti anche altri percorsi di imprenditoria, che puntano l’accento su altri modelli di impresa. Il nostro obiettivo è far conoscere i principi alla base della cooperazione e come questi diventano una modalità organizzativa e imprenditoriale. I ragazzi sperimentano cosa significa fare impresa in modo democratico, puntiamo molto su questo e sul mostrare le differenze tra cooperazione e altre forme di impresa”.

Cosa sanno della cooperazione?

“Quasi nulla. Chi ne ha sentito parlare è perché ha un conoscente che lavora in una grande cooperativa, ma non sanno comunque cosa voglia dire. La loro idea di impresa è di un imprenditore che ha un’idea buona e la vende, non hanno in mente che ci possa essere un processo democratico. Questo è un gap importante“.

Cosa si può fare per colmarlo?

“Noi portiamo molte testimonianze in classe, ma questo non basta. Le imprese cooperative dovrebbero investire di più sulla trasmissione di questo modello di impresa, farlo conoscere insieme alle professionalità di cui c’è bisogno. In termini di progettualità c’è davvero poco, c’è bisogno di maggiori investimenti, sarebbe un bel segnale”.

Avete già iniziato con i percorsi di Scoop previsti quest’anno? Come sono strutturati?

“Sì, siamo già in classe con gli studenti nelle province della Romagna e a Ferrara, con 8 percorsi di educazione cooperativa e 4 di associazione scolastica”.

Ci sono altri progetti di orientamento cooperativo nelle scuole?

“Qualcosa c’è. Insieme a Confcooperative Romagna-Estense abbiamo fatto un percorso di orientamento alle professioni sociali per esempio, soprattutto nelle scuole a indirizzo sociale. Si tratta di percorsi brevi ma efficaci, dove si fa solo orientamento e si portano testimonianze lavorative. I percorsi prevedono di condividere i riferimenti su dove svolgere le ore di formazione scuola-lavoro e spesso gli studenti scelgono le cooperative sociali”.

Quanto è importante portare avanti questi progetti?

“È qualcosa da non mollare. È importante per diffondere i principi cooperativi e le modalità di relazione basate sulla partecipazione e sulla democraticità, che hanno valore al di là che si faccia impresa o meno. Ma è importante anche per mostrare che la cooperazione è un’impresa valida, presente e innovativa e che può essere un’opportunità di sviluppo futura”.

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