Su 500 imprese romagnole analizzate per la classifica 2025 delle aziende più grandi in ordine di fatturato, 82 sono cooperative, il 16% del totale (dati supplemento Top 500 Romagna al numero del Resto del Carlino del 28.11.2025).
La presenza della cooperazione cresce sensibilmente nelle prime 100 imprese classificate, dove si trovano 26 cooperative, pari al 26%, tutte con un fatturato oltre i 100 milioni di euro. Tra queste ci sono Gesco (filiera Amadori, 2° ), Avicoop (15°), Agrintesa (24°), Orogel (29°), Ciclat Trasporti Ambiente (47°), Alegra (75°), Consorzio Agrario di Ravenna (77°), Cofra (93°), tutte imprese che operano nei settori agroalimentari, dei trasporti e del consumo. Nelle successive 100 posizioni trovano spazio anche cooperative della ristorazione (Gemos, 107°), del sociale (Consorzio Blu 142°, In Cammino 154°, Consorzio Solco Ravenna 187°), e dei servizi (Cila Ciicai 148°).
Caselli (Uniocamere ER): in regione nascono meno imprese cooperative, ma occupazione e fatturati tengono.
Ogni anno Unioncamere Emilia Romagna propone un quadro dettagliato sull’economia regionale, con approfondimenti tematici e strutturali. Tra i dati presentati nel report dello scorso dicembre, quelli relativi alla cooperazione restituiscono un quadro articolato, in cui l’aspetto più rilevante riguarda l’andamento economico: “I fatturati delle imprese cooperative tengono, sono solidi. Lo stesso può dirsi per l’occupazione, che in alcuni casi cresce persino – sottolinea Guido Caselli, direttore del Centro studi di Unioncamere Emilia Romagna -. A livello di comparti, continuano a fare bene il sociale e l’agroalimentare, in cui le cooperative giocano un ruolo fondamentale. Anche nelle costruzioni la cooperazione mostra una maggiore capacità di tenuta, legata alle dimensioni mediamente più strutturate delle imprese che vi operano. È un trend che osserviamo a livello generale: le cooperative più grandi reggono meglio”.
Resta però una difficoltà strutturale nel creare nuove cooperative, il cui numero totale è in calo. “Il modello cooperativo oggi fa più fatica ad attrarre nuove imprese. Tuttavia, le cooperative che già esistono si consolidano e in diversi casi crescono” aggiunge.
Il peso della cooperazione in Emilia Romagna resta dunque significativo: in termini di fatturato rappresenta circa il 16% delle società di capitale, una quota sostanzialmente stabile e in lieve crescita nell’ultimo anno. “In questo dato rientrano anche società non cooperative controllate da cooperative – registra Caselli -. È una modalità che si sta sviluppando molto, lecita e spesso anche opportuna: l’importante è che le nuove società mantengano il dna cooperativo e la vocazione mutualistica”.
Anche nel 2025 l’economia regionale ha quindi fatto registrare un andamento migliore rispetto al resto del Paese, pur nel clima di incertezza che riguarda tutto il mondo. “In un mondo dominato da algoritmi sempre più globalizzati e standardizzati, a fare la differenza sarà quello che non è codificabile: il fattore umano, le relazioni, il clima di fiducia, la capacità di innovare davvero – conclude Caselli -. La creatività non nasce dall’elaborazione dell’esistente, ma dall’intuito, dalla capacità di creare da zero. Un terreno su cui la cooperazione, per storia e vocazione, può continuare a giocare un ruolo decisivo”.




