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domenica 19 Aprile, 2026

La gestione della Casa di riposo ‘Il Fontanone’ di Faenza torna pubblica

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La gestione della Casa di riposo ‘Il Fontanone’ di Faenza torna pubblica

Confcooperative: sconcertati da una scelta incomprensibile dopo anni di proficua collaborazione tra pubblico e privato A rischio il posto di lavoro delle operatrici e degli operatori impegnati quotidianamente nella struttura

La cooperativa sociale che da anni gestisce la Casa di riposo “Il Fontanone” di Faenza dovrà lasciare la struttura il 31 dicembre 2020. Stando a quanto uscito sulla stampa nei giorni scorsi, sembra infatti che dopo lungo tempo il contratto di accreditamento non venga rinnovato e, a fine anno, chi fino ad oggi si è occupato della gestione dovrà passare tutto nelle mani dell’ASP della Romagna Faentina.

Se tutto questo corrisponde al vero, si tratta di una situazione che sorprende e sconcerta Confcooperative Ravenna-Rimini, soprattutto in considerazione del fatto che gli attuali gestori hanno sempre fornito un servizio giudicato completamente positivo dal Sindaco, nonché presidente dell’Assemblea dei soci di ASP e del Comitato di Distretto, Giovanni Malpezzi. «La scelta di riportare “Il Fontanone” alla gestione pubblica appare del tutto incomprensibile – evidenziano i rappresentanti dell’associazione di rappresentanza cooperativa -. In nome di una non ben chiara necessità di riequilibrio tra i servizi accreditati, si buttano al vento anni di proficua collaborazione tra pubblico e privato. Esperienza che ha saputo dare risposte efficaci ed efficienti e che, da tempo, rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del sistema di welfare del nostro territorio». «Chi prende tali decisioni – prosegue la centrale cooperativa – si assume una grande responsabilità non solo nel merito della gestione del Fontanone ma anche per l’approccio a questi servizi che sempre di più necessitano di un solido equilibrio tra qualità del servizio e spesa pubblica, date le scarse risorse oggi a disposizione degli Enti locali».

«Questa decisione unilaterale e non obbligata – concludono i rappresentanti di Confcooperative – pone inoltre il problema della continuità lavorativa delle operatrici e degli operatori che prestano servizio alla Casa di riposo. Personale in attività anche da svariati decenni che potrebbe incontrare difficoltà nell’affrontare un concorso pubblico e che corre il rischio di perdere il proprio posto di lavoro compromettendo altresì il rapporto tra operatori e utenti consolidato in tanti anni di relazione».

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