Buone notizie nel campo della difesa delle colture di albicocco e susino. Il Consorzio agrario di Ravenna insieme all’Università di Modena e Reggio Emilia ha ottenuto risultati molto positivi nella lotta alle tipiche batteriosi di queste specie attraverso l’impiego di prodotti naturali non dannosi per l’uomo e l’ambiente.
Batteriosi: innovazioni nelle strategie di difesa del susino e dell’albicocco
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Batteriosi: innovazioni nelle strategie di difesa del susino e dell’albicocco
Il Consorzio agrario di Ravenna insieme all'Università di Modena e Reggio Emilia ha ottenuto risultati molto positivi nel campo della sperimentazione attraverso l'impiego di prodotti naturali non dannosi per l'uomo e l'ambiente
“La mission del nostro Consorzio – sottolinea Fabio Pelliconi, responsabile area ricerca e sviluppo – è di trovare e offrire soluzioni che migliorino i livelli qualitativi delle produzioni frutticole, vitivinicole e cerealicole dei nostri associati. Per questo motivo collaboriamo con diversi enti e Università nel campo della ricerca e della sperimentazione e ci impegniamo a divulgare tutte le nostre competenze agli agricoltori attraverso un fitto calendario di incontri e riunioni sul territorio”.
Durante l’incontro del 13 gennaio a Faenza il Consorzio, insieme a Emilio Stefani professore della facoltà di Agraria dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha reso noti i risultati ottenuti contro le batteriosi delle drupacee minori (albicocco e susino): “Queste varietà colturali – spiega Pelliconi – sono molto sensibili all’attacco di batteri che, oltre a rappresentare un problema per la resa qualitativa del frutto, nel tempo, possono minare anche la sopravvivenza della pianta stessa. Insieme al prof. Stefani, specialista nel campo delle batteriosi, abbiamo condotto un’approfondita analisi divisa in due fasi: monitoraggio dei sintomi che si presentavano
sui frutti delle piante colpite dai batteri e sperimentazione di nuovi sistemi di difesa con prodotti naturali e non a base di rame.
La prima fase ci ha portato a poter definire, sfatando anche qualche luogo comune, il grado di sensibilità di ogni specie ai batteri in esame. Con la seconda fase, poi, abbiamo ottenuto risultati sorprendentemente positivi nell’utilizzo di prodotti a base di chitosano (derivato della chitina, elemento presente nei gusci dei crostacei e anche nei batteri che colpiscono le drupacee).
Il fatto di aver ricercato soluzioni non a base di rame, normalmente utilizzato e ammesso anche nelle produzioni biologiche, è dovuto a due principali motivi: un potenziale pericolo di resistenza di alcuni batteri a questo elemento, cosa del tutto nuova e che non si era mai manifestata con altri tipi di batteri e, in secondo luogo, perché la legislazione europea arriverà nell’immediato futuro a ridurne le quantità ammissibili a causa della sua non degradabilità (essendo un metallo pesante il rame viene assorbito dal terreno)”.
Le decisioni prese a livello di legislazione europea nel campo della difesa agronomica hanno influito molto nelle scelte del Consorzio agrario: “Le molecole a disposizione degli agricoltori nel combattere determinate patologie delle piante sono sempre meno, a volte vengono a mancare mezzi che fino ad oggi sono stati insostituibili per salvare determinate produzioni e che mettono a serio rischio le imprese. La parola chiave, quindi, oggi è strategia, una strategia che tenga conto dell’ambiente e della salute umana senza tralasciare la sostenibilità economica delle imprese”.




