32.1 C
Faenza
giovedì 16 Luglio, 2026

La rivoluzione in 10 mosse del made in Italy agroalimentare

Pubblicità

La rivoluzione in 10 mosse del made in Italy agroalimentare

Agrinsieme illustra al Ministro dell'Agricoltura De Girolamo e agli assessori regionali il decalogo per non sprecare le opportunità offerte dalla nuova Politica Agricola Comune (Pac) 2014-2020.

Roma. La nuova Pac è un’occasione da non sprecare e deve rappresentare un momento di rilancio dell’agroalimentare “made in Italy” per la crescita del Paese. I circa 52 miliardi di euro di spesa per l’agricoltura italiana possono generare nel periodo 2014-2020 un valore aggiunto di circa 1750 miliardi di euro (250 miliardi l’anno) tra fase produttiva primaria e attività collegate a monte e a valle, poco meno del 20 per cento del Pil. Risorse in grado di valorizzare il ruolo del made in Italy, creando occupazione, garantendo cibo sicuro e di qualità, innovando e investendo su giovani e donne e rafforzando imprese e filiere. È quanto affermato a Roma dalle organizzazioni agricole e cooperative riunite in Agrinsieme che hanno presentato al Ministro delle Politiche agricole Nunzia Di Girolamo e agli assessori regionali all’Agricoltura un documento di proposte che, in dieci punti chiave, indica la strada per garantire un futuro di certezze e di sviluppo.

Con questa iniziativa Agrinsieme si candida ufficialmente come soggetto di rappresentanza del mondo agricolo ed agroalimentare italiano aperto ad un confronto politico con le amministrazioni centrali e regionali.
I dieci punti indicati da Agrinsieme sono:
1.promuovere un partenariato tra organizzazioni di rappresentanza e pubblica amministrazione;
2.porre come linee prioritarie di azione dello sviluppo rurale l’innovazione, l’organizzazione delle filiere e gli investimenti produttivi;
3.promuovere sul territorio come Agrinsieme progetti regionali e interregionali per lo sviluppo dell’agroalimentare in una logica di network tra imprese;
4.prevedere sottoprogrammi per i giovani nell’ambito dello sviluppo rurale, in aggiunta ai pagamenti diretti specifici;
5.promuovere sottoprogrammi per le donne con linee guida omogenee per tutta la nazione.
6.superare la logica “monofondo”, creando una coesione tra tutti i fondi comunitari ed attivando le opzioni strategiche per il Mezzogiorno e per le aree interne.
7.far coesistere programmi nazionali e regionali di sviluppo rurale finanziando a livello nazionale le misure per la gestione del rischio e la stabilizzazione dei redditi
8.semplificare la burocrazia mirando a modelli omogenei dei bandi con criteri uniformi per tutto il territorio nazionale;
9.attivare tutte le scelte della PAC per selezionare i beneficiari e rendere più efficiente la spesa pubblica;
10.partire dalla PAC per riformare la legislazione nazionale in ambito di aggregazione dell’offerta e regolazione dei mercati (I costi delle inefficienze delle filiere agroalimentari nazionali assommano a due-tre volte i pagamenti diretti della PAC).
La Politica Agricola Comune in cifre
35-40%: la quota del bilancio comunitario complessivo destinata alla PAC
500 milioni: i cittadini europei ai quali l’agricoltura fornisce cibo ogni giorno
50%: la quota del territorio europeo e nazionale destinata a coltivazioni agricole (oltre il 70 per cento se si considerano anche le foreste)
12 milioni: gli agricoltori e le aziende agricole nell’UE, che garantiscono occupazione a 30 milioni di persone e ad ulteriori 10 milioni di addetti nel settore agroalimentare
500 milioni di euro: le risorse che potranno essere destinati agli under40 in Italia nei prossimi sette anni, che potranno essere distribuiti su oltre 1,5 milioni di ettari ogni anno.
6,5 miliardi di euro l’anno: le risorse, comprese quelle nazionali, che potranno essere utilizzate per ammodernare le imprese.
Pubblicità

Ultime notizie

Pubblicità
Pubblicità

Articoli correlati